Buio e Luce – Una nuova prospettiva

Gianni spazza il pavimento del bar. Per quale motivo lo stesse spazzando, non lo sa bene neanche lui. Erano giorni che solo i suoi piedi calpestavano quel finto-parquet. Tutte le persone che frequentavano il locale sono ora chiuse in casa, tra ore boriose, estasi e momenti di sconforto.

È dura, per Gianni. Niente cappuccio e brioches, niente soldi. Fortunatamente ha qualche spicciolo da parte; purtroppo, lo stesso non si può dire per molte altre persone. Il barista guarda fuori dal locale, in queste prime giornate di Primavera. È la stagione della rinascita.

«Chissà se anche noi potremmo sbocciare nuovamente, come i fiori», dice Umberto entrando dalla porta sul retro. Non era la prima volta che capitava: a volte sembrava che, come per magia, l’amico potesse cogliere i pensieri di Gianni e comunicarglieli con una nuova luce.

«Ancora sei in giro, vecchio tricheco», risponde il barista, con un sorriso che dissolve le sue preoccupazioni, e aggiunge: «Si, sono ancora qua. Un capitano non abbandona la sua nave!».

Gli occhi verdi di Umberto lo scrutano, mentre le sue dita esplorano le cavità nasali, estraendone preziosi reperti. «Ah, le navi! Maestose costruzioni, che nelle tempeste oscillano ma mantengono la rotta», dice il vecchio professore in pensione. Esatto: Umberto aveva insegnato per tanti anni all’Università della città. Cosa? Rispondere sarebbe limitativo. Si potrebbe rispondere fisica, ma tanti studenti affermerebbero che da lui hanno appreso qualcosa di ben più prezioso. Hanno incorporato uno stile di vita, un’apertura verso qualcosa che si percepisce come più grande di sé. Hanno visto un maestro all’opera, guidato da passione e modestia.

«Gianni, ti sentirai solo qui, circondato solo da bottiglie che ti guardano. Ti lancio una sfida!»

«Dimmi, vecchio bacucco.»

«Verrò qui, tutti i giorni, fino a quando questo periodo difficile finirà. Parleremo del mondo, degli esseri umani, della Natura, di quello che ci verrà in mente. Non avremo un obiettivo in queste discussioni, se non quello di esplorare possibilità.»

Gianni guarda il volto del vecchio docente. Ecco, docente è un termine che gli piace: indica una guida, qualcuno che sia capace di alzarsi, camminare, e invogliare altri a seguirlo. Umberto era stato, ed è, un docente; non, come tanti lo chiamavano, un professore. Di gente che professa ce n’è fin troppa. Forse il mondo ha bisogno di qualcuno che, nel seguire il proprio sentiero, invogli altri a trovare il proprio.

«Va bene, leone arrugginito. Mi trovi sempre qui, e il vino ci farà compagnia nei nostri discorsi.»

«Perfetto», risponde l’uomo dagli occhi verdi smeraldo, che si gira ed esce dalla porta sul retro. Il rumore del suo bastone sembra un ticchettio, che Gianni interpreta come un conto alla rovescia dal loro prossimo incontro.

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