Un caposaldo del rapporto del 2019 della EAT Lancet Commission è stata la definizione di una dieta di riferimento, che sia buona per l’essere umano e per il pianeta in cui viviamo.
Il punto di partenza della revisione dell’anno 2025, trattato nella sezione 1 dell’articolo scientifico pubblicato su “The Lancet”, è proprio questo: riaffermare, ampliare e corroborare le considerazioni sulla dieta di riferimento, denominata Planetary Health Diet (PHD). Quanto segue è una mia rielaborazione personale di quanto scritto nell’articolo, che ti invito a leggere di prima mano per farti la tua idea (The EAT–Lancet Commission on healthy, sustainable, and just food systems, Rockström, Johan et al., The Lancet, Volume 406, Issue 10512, 1625 – 1700; l’articolo è disponibile gratuitamente a questo indirizzo web, previa registrazione).
La questione affrontata è semplice, e allo stesso tempo complessa: qual è il regime nutritivo ideale per l’essere umano, affinché l’apporto di macro- e micronutrienti sia rispettato e affinché il rischio di malattie possa essere ridotto/minimizzato?
Le linee guida sono sostanzialmente quelle del 2019, ulteriormente corroborate da evidenze scientifiche: l’impatto sulla salute è stato studiato più nel dettaglio tramite analisi comparative e analisi della corrispondenza di diete esistenti con la PHD.
Le linee guida? Ti consiglio di guardare direttamente il riassunto del report del 2019, a cui puoi accedere tramite questo link, o di scaricare l’articolo scientifico del 2025 dal sito di “The Lancet” (riportato sopra). Lì sono riportati i vari quantitativi suggeriti per le varie categorie di macro-alimenti.
Un riassunto è: cereali integrali e frutta/verdura in quantità, un buon quantitativo di noci (di varia tipologia), proteine principalmente da fonti vegetali (soia e legumi). Nelle linee guida c’è spazio anche per i prodotti di origine animale, che andrebbero però consumati con cautela e in quantitativi da modesti a piccoli, in particolar modo le carni rosse. Per quanto riguarda i grassi, sono da preferirsi oli di origine vegetali, ricchi di catene non saturate, rispetto ai corrispettivi vegetali saturati (palma o cocco) e ai corrispettivi animali (lardo, burro). Zucchero: da niente a poco. Sale: il giusto, possibilmente verso quantitativi ridotti.
Se dai pattern alimentari correnti si virasse nella direzione della PHD, secondo l’analisi comparativa (CRA, Comparative Risk Assessment) fatta nello studio, fino a 10 milioni di morti in età adulta potrebbero essere evitate, ogni anno. Un’ulteriore analisi, basata sulla creazione di un indice di riferimento della qualità del regime nutritivo in paragone alla PHD (denominato PHD score), suggerisce invece un potere preventivo fino a 15 milioni di morti, in età adulta, all’anno, se un PHD score di 120 venisse rispettato. I due numeri citati sono, rispettivamente, il 17 e il 27% della mortalità totale calcolata nei rispettivi studi: questo dato conferma l’importante ruolo dell’alimentazione.
La sezione 1 procede con un’analisi dettagliata delle varie tipologie di alimenti citate sopra, in modo da discutere in modo più ampio le evidenze scientifiche su cui si basa lo studio, e si addentra poi nell’analisi di assunzione dei micro-nutrienti (sali minerali, vitamine,…), anche essi di primaria importanza per la salute. Per i micro-nutrienti, l’adozione della PHD non può prescindere da ulteriori valutazioni inerenti alla ricchezza in micronutrienti degli alimenti stessi, disponibili a livello locale, e dal fatto che alcune persone e alcuni fasi della vita necessitino eventualmente di supplementi o di una particolare composizione dietetica. Si pensi all’acido folico e al ferro, per le donne in età riproduttiva/gravidanza, e ai bisogni dei bambini in fasi di crescita, per i quali la composizione nutrizionale è di estrema importanza. Insomma, per i micro-nutrienti è bene fare delle considerazioni personali (affiancati da esperti), sulla base delle proprie necessità, e valutare l’eventuale necessità di assumere dei supplementi per specifici micronutrienti (ferro, iodio, calcio, vitamina B12, e altri minerali/vitamine di interesse).
Come siamo messi, a livello globale, in termini di adesione alla Planetary Health Diet? Insomma. I cereale integrali vengono consumati in quantitativi ridotti, qualsiasi sia la regione mondiale considerata, rispetto alla dose consigliata; lo stesso vale per i legumi e per le noci/i semi. Le altre tipologie di alimenti hanno delle deviazioni standard molto alte, in funzione dei luoghi considerati: il pollo va forte nell’America del Nord, e per niente forte nel sud Asiatico. La carne rossa, qualsiasi regione del mondo venga considerata (ad eccezione del sud Asiatico), è consumata in eccesso, con una media globale che è superiore 350% della dose di riferimento. Ti invito a leggere l’articolo e ad osservare la figura 2 per un’analisi più dettagliata di questo tema.
Dunque, come concludere? Esiste una dieta di riferimento che promuove la salute, la cosiddetta Planetary Health Diet (PHD), che è corroborata da evidenze scientifiche (le quali potrebbero essere ampliate ulteriormente, se venissero effettuati ancora più studi a livello globale, in tutte le regioni del mondo). Al momento, a livello globale, ci sono delle deviazioni significative tra i regimi alimentari locali e la dieta di riferimento, con una forte dipendenza dalle regioni geografiche considerate e le relative abitudini.
Una trattazione di come si possa ridurre lo scarto tra le abitudini attuali e la dieta di riferimento, e favorire l’implementazione locale della Planetary Health Diet, sarà il tema di uno dei prossimi articoli. Il modo in cui mangiamo ha varie origini ed influenze: sociali, familiari, emotive, e chissà quante altre. La domanda è come preservare la ricchezza culturale ed emotiva legata al cibo, e come allo stesso tempo abbracciare quella composizione e varietà nei nostri piatti che ci aiuti a stare bene. Work in progress.
