Istante o Eternità?

Il suono della sveglia che irrompe nel chiarore dell’alba, una mano sonnolenta che la fa tacere, le gambe che si stiracchiano, uno sbadiglio tra il sommesso e il turbolento. Si parte. Una rinfrescata al viso, una fugace visita al wc, la colazione, una lavata ai denti e i vestiti da lavoro da indossare.

Fuori dalla porta dell’appartamento la tromba delle scale è silenziosa, ignara del fatto che in ogni unità abitativa i ritmi e le consuetudini mattutine si ripetono, nell’essenza identiche ma ognuna con le sue peculiarità. È così nelle case vicine, nell’intero villaggio, nella città confinante; i rombi dei motori a combustione e il più calmo sussurro dei motori elettrici iniziano a popolare le strade, i semafori dettano i ritmi del traffico con la loro altalenante cadenza, i pedoni attraversano le strade (non sempre sulle strisce dedicate) e qualche solitario clacson si intromette nel brusio frenetico, cercando di farsi sentire. Nei trasporti pubblici si vedono facce di tutti i tipi, alcune stanche, altre gioiose, molte annoiate; ogni tanto gli sguardi si incrociano, nel paradossale trascorrere di tutti i giorni tra ritmi propri e priorità altrui, ed emerge qualche timido sorriso e qualche palese scocciatura.

Oramai è sorto il Sole, si nasconde dietro le nubi ma c’è. I lampioni di tutta la provincia, al comando dell’interruttore generale, si spengono consapevoli che solo la notte gli appartiene. I docenti spiegano e interrogano nelle classi, le tastiere dei computer si preparano alla quotidiana strapazzata di digito-pressioni, gli arnesi di un dentista si occupano con dolcezza di una carie malcurata; i suoni, i profumi e gli odori di ogni professione si fanno spazio nell’aria, dal pane appena sfornato alla colata di cemento di un nuovo palazzo residenziale.

Il pianeta ruota, la luce irrompe in nuovi meridiani e il rito si rinnova, in tutte le regioni e in tutte le nazioni, con quell’impronta unica che una data cultura ha saputo fornire alle esigenze e ai paradossi umani. Nelle chiese cristiane risuonano gli Amen, nei templi buddhisti dominano i silenzi delle meditazioni: ogni religione si prepara a porgere il suo grato tributo al sacro che sottende il mondo, nei modi, nelle interpretazioni e nelle usanze da lei create. In alcuni luoghi si combatte, giovani e non più giovani muoiono tra le macerie, le nazioni si riarmano e nei poli planetari i ghiacci si sciolgono; un allarme per alcuni, possibilità di nuove rotte commerciali per altri.

Procede il tutto, una rotazione dopo l’altra, una rivoluzione annuale alla volta, mentre gli altri pianeti compiono la loro danza nel sistema solare, mentre il sistema solare stesso si muove timido nella spirale della Via Lattea. In lontananza, enormi stelle collassano e cedono alla propria gravità, trasformandosi in buchi neri al cui orizzonte lo spazio-tempo si ferma e si ciba di qualsiasi cosa lo raggiunga, senza più lasciarlo andare.

Il ritmo dell’Universo si rinnova nella propria identità, nell’eternità che ha il sapore di un istante.

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