La differenza che fa la differenza

Ciao a tutti! Questa sera vorrei condividere con voi alcune pagine del libro “Come ottenere il meglio da sé e dagli altri” di Anthony Robbins! Queste pagine sono tratte dal capitolo 2, denominato “La differenza che fa la differenza”.

Stava correndo sull’autostrada a cento all’ora e all’improvviso è accaduto: il suo sguardo è stato attratto da qualcosa sul marciapiede della carreggiata e, quando è tornato a guardare avanti, gli restava solo un secondo per reagire. Era ormai troppo tardi. Il grosso camion davanti a lui all’improvviso, inaspettatamente, si era bloccato. E di colpo, nel tentativo di salvarsi la pelle, il motociclista aveva piantato una disperata frenata che gli sembrò destinata a durare in eterno. In un angosciante ralenti si infilò sotto il camion, il tappo del serbatoio saltò via, e accadde il peggio: la benzina uscì e si incendiò. Lui riprese coscienza in un letto di ospedale, in preda ad atroci dolori, incapace di muoversi, osando appena respirare. Tra quarti del suo corpo erano ricoperte da terribili ustioni di terzo grado. Pure, si rifiutò di arrendersi. Lottò per tornare in vita, per riprendere una carriera, solo per subire un altro, terribile colpo: un incidente aereo che lo lasciò paralizzato dalla vita in giù per il resto dei suoi giorni.

Nell’esistenza di ogni uomo e donna non manca mai un momento di sfida suprema, un’ora in cui tutte le risorse di cui disponiamo sono messe a dura prova, in cui la vita sembra un’ingiustizia, in cui la nostra fede, i nostri valori, la nostra pazienza, la nostra compassione, le nostre capacità di tener duro sono portati ai limiti estremi e ancora oltre. Alcuni si servono di situazioni del genere come occasioni per diventare migliori, altri invece lasciano che quelle esperienze li distruggano. Vi siete mai chiesti da che cosa derivano le differenze nei modi di rispondere degli esseri umani alle sfide dell’esistenza? Io l’ho fatto. Per gran parte della mia vita sono stato affascinato da ciò che spinge gli esseri umani a comportarsi in un certo modo. Per quanto mi ricordi ho sempre desiderato scoprire cosa colloca certi uomini e certe donne su un altro piano rispetto ai loro simili. Che cosa crea un leader, un realizzatore? Come si spiega che in questo mondo ci siano tante persone che conducono un’esistenza tanto gioiosa nonostante avversità di ogni genere, mentre altri, che in apparenza hanno tutto quello che si può desiderare, conducono una vita di disperazione, rabbia e depressione?

Permettetemi di raccontarvi la storia di un altro uomo, e notare le differenze tra questo e il precedente. L’esistenza che costui conduceva sembrava molto più brillante. Era un uomo di spettacolo favolosamente ricco, dotato di un enorme talento e con un seguito vastissimo. A ventidue anni era il più giovane componente della Second City, celebre compagnia teatrale di Chicago, e quasi immediatamente divenne la riconosciuta star dello spettacolo. Ben presto, eccolo a New York, e sulle scene di quella città riportò un enorme successo. Negli anni settanta fu uno dei mattatori della televisione, poi una delle più note stelle cinematografiche. Si dedicò alla musica e anche in questo campo riportò identico successo. Aveva schiere di amici che lo ammiravano, era sposato bene, aveva due magnifiche case. Sembrava insomma che avesse tutto quello che si potrebbe desiderare.

Quale dei due uomini preferireste essere? Difficile pensare che qualcuno voglia scegliere la prima esistenza. Ma permettetemi di dirvi qualcos’altro sul loro conto. Il primo è uno degli individui più vitali, più forti e ricchi di successo che io conosca. Si chiama W. Mitchell, abita nel Colorado, ed è vivo e vegeto. Da quando ha avuto quel terribile incidente stradale, gode di maggior successo e gioia di quanto gran parte di noi ne possa avere nel corso di un’intera esistenza. Ha stretto ottimi rapporti personali con alcuni degli uomini e delle donne più influenti d’America. È un uomo di affari miliardario; è stato perfino candidato al congresso, nonostante il volto terribilmente sfigurato. E sapere qual era lo slogan della sua campagna elettorale? “Mandatemi al Congresso e non sarò soltanto un’altra bella faccia”. Oggi ha un tenerissimo rapporto con una donna straordinaria e nel 1986 ha partecipato con successo alla corso per l’elezione a vicegovernatore del Colorado.

Il secondo individuo è uno che conoscete bene, che probabilmente vi ha regalato grandi piaceri e gioie. Si chiama John Belushi; era uno dei più celebri attori del nostro tempo, un uomo di spettacolo che negli anni settanta ha avuto un enorme successo. Belushi era capace di arricchire moltissime altre vite, non però la propria. E quando è morto a trentatré anni, di quella che il coroner ha definito intossicazione acuta da cocaina ed eroina, pochi di coloro che lo conoscevano sono rimasti sorpresi. L’uomo che aveva tutto era diventato uno schiavo della droga, incapace di controllarsi, che mostrava ben più dei suoi anni. Esteriormente, nulla gli mancava. Dentro, però, aveva il vuoto assoluto.

In esempi del genere ci imbattiamo di continuo. Mai sentito parlare di Pete Strudwick? Nato focomelico, senza mani né piedi, è riuscito a diventare un maratoneta e ha percorso finora oltre quarantamila chilometri. E pensate alla straordinaria vicenda di Candy Lightner, fondatrice dell’associazione Mothers Against Drunk Driving (Madri contro la guida in stato d’ubriachezza). Le era toccata una terribile tragedia, la morte di una figlia investita da un automobilista ubriaco, e ha creato un’organizzazione che probabilmente ha salvato centinaia, forse migliaia di vite. E all’estremità opposta, ecco persone come Marlyn Monroe o Ernest Hemingway, che avevano avuto un enorme successo e hanno finito per autodistruggersi.

E dunque vi chiedo: che differenza corre tra chi ha e chi non ha? Tra chi può e chi non può? Tra chi fa e chi non fa? Come si spiega che certe persone superino terribili, incredibili avversità e facciano delle proprie esistenze un trionfo, mentre altre, nonostante vantaggi d’ogni genere di cui godono, portino le proprie vite verso il disastro? Qual è la differenza tra W. Mitchell e John Belushi? Qual è la differenza che fa la differenza in fatto di qualità della vita?

Se volete cercare buoni spunti per tentare di rispondere a queste domande, vi consiglio di leggere i libri di Robbins, e di leggere dei libri di PNL (alla quale Robbins fa riferimento, pur avendo introdotto delle varianti personali). Personalmente, leggendo questa storia o altre storie simili, mi viene da riflettere in modo profondo, e giungo alla conclusione che molti di noi (io compreso) continuano a lamentarsi per una serie di circostanze tutt’altro che catastrofiche! Abbiamo molto, e spesso siamo ciechi nei confronti di quello che abbiamo, per concentrarci unicamente su quello che ci manca e che ci fa stare male. Ne vale la pena?

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