La crisi come filtro

Tra i libri che ho letto, durante la mia infanzia e la mia adolescenza, ve ne sono stati alcuni per me molto importanti. Più che libri, sono dei settimanali densi di insegnamenti e di significati: sto parlando del “Topolino”. Pippo, Paperino, Topolino, Zio Paperone, Ciccio, Nonna Papera, chi più ne ha più ne metta. Li leggo ancora adesso.

Uno dei personaggi che mi piace maggiormente è Paperino. Disastro patentato, insieme a Paperoga distrugge tutto quello a cui mette mano. La cosa bella è che non rinuncia a provarci, e in molte storie diventa abilissimo in determinate applicazioni. Paperino pizzaiolo provetto, Paperino giardiniere fantastico, e così via. Alla fine combina sempre qualche disastro, e Zio Paperone lo insegue per mezzo globo per fargli pagare i suoi debiti.

Cosa c’entra Paperino con l’argomento di cui voglio parlare oggi? C’entra eccome. Come avrai intuito dal titolo, oggi desidero parlare di crisi. Paperino, in tutti i momenti di crisi, esce con qualche risorsa e si impegna per raggiungere gli obiettivi che si è prefissato. Poi fa cazzate e rovina tutto, ma ci prova. Spesso ci riesce, poi cade, si rialza, e riprova. Si, va bene, nel frattempo dorme anche sull’amaca!

Facciamo anche noi così? Se rispondi affermativamente, mi complimento con te! Hai raggiunto un alto livello sulla scala dei bomber! In molte circostanze la risposta è purtroppo negativa. Reazioni frequenti sono:

“Eh ma chi me lo fa fare, non sono portato”

“Nono ascoltami, io so come funziona. Se non sei nato portato non puoi farlo”

“Che cosa pensi di fare? Le risposte sono nei tuoi geni, è tutto scritto lì”

“Io ci tento, poi ho sempre sfiga. Pace, vorrà dire che non faceva per me”

La capacità con cui noi uomini siamo in grado di metterci i bastoni tra le ruote da soli è impressionante. Eppure abbiamo tutte le risorse per agire alla grande, secondo quello che per noi è più importante. Qual è la circostanza che ci frena maggiormente? Spesso, una serie di convinzioni limitanti che abbiamo acquisito dall’ambiente in cui viviamo. In PNL viene denominato “Modellamento implicito”: facciamo nostri una serie di comportamenti e di programmi mentali, senza spesso essere pienamente consapevoli di cosa stiamo facendo e di perché lo stiamo facendo. Pensateci: è il modo in cui imparano i bambini, ed è il più forte strumento di apprendimento conosciuto per l’essere umano. Tale modellamento ha aspetti positivi e aspetti poco produttivi. Nel primo caso, impariamo una serie di valori e comportamenti che sono funzionali al nostro percorso di crescita. Nel secondo caso ci riferiamo ad idee che non sentiamo nostre, e che siamo riluttanti ad abbandonare in quanto ci sono state fornite da fonti per noi importanti.

E la crisi? Ci arrivo, ci arrivo. La crisi è fortemente correlata a questo discorso. A tuo parere, in che modo può agire una persona bombardata quotidianamente da messaggi di crisi? Tra stimolo e risposta c’è un fattore molto importante, denominato scelta. Spesso non ci avvaliamo di tale fattore, e al posto di agire facciamo un’altra cosa: reagiamo. Tra agire e reagire c’è una differenza molto forte: il primo verbo mette in luce una focalizzazione su quello che si vuole (atteggiamento proattivo), il secondo verbo su come contrastare una circostanza esterna (atteggiamento reattivo). Nel contrastare azioni esterne si possono fare ottime cose, è vero. Permettimi di porti un’altra domanda. Se una nave, immersa nelle onde, continuasse a badare a come vincerle, riuscirebbe a mantenere la sua rotta e a raggiungere la sua meta? Risulta difficile che approdi esattamente dove voleva. Può incontrare un lido meraviglioso, ma può anche imbattersi in lidi che non le piacciono.

Il rischio a comportarsi in modo reattivo è proprio questo. Reagiamo, combattiamo, per vincere le avversità e per perdere poi noi stessi.

Basta crisi. Agiamo. In questo mondo possono esservi tutte le difficoltà che vogliamo, e fino a quando ci concentriamo su di esse, rimaniamo imprigionati in esse. Ricordiamo che siamo i padroni della chiave della nostra gabbia: con la giusta consapevolezza possiamo aprirla. Invece che allontanarci dalle tenebre, possiamo puntare alla luce del Sole. Poi, a spazzare via le tenebre, ci penserà direttamente lei. E ci penseremo noi, grazie alla consapevolezza che abbiamo maturato nel viaggio che abbiamo intrapreso. Guardare al futuro con gli occhi di un bambino è bello. Mostra quanto c’è da fare e da imparare! Poi ovvio, bisogna tener conto delle possibili circostanze ardue, di sviluppo. Sono quelle che, spesso, ci fanno crescere maggiormente, e ci ricordano quanto desideriamo raggiungere quella meta.

Fai un favore a te stesso. La prossima volta che, in televisione o da qualsiasi parte, senti parlare di crisi, ascolta. E’ spesso importante sentire molteplici punti di vista. Poi pensa al tuo futuro. Lo vuoi nella crisi, lo vuoi in colori tetri, suoni stridenti e sensazioni opprimenti? Se si, rispetto la tua scelta. Se no, prendi i tuoi colori preferiti, la tua melodia del cuore, i tuoi sentimenti più gioiosi e immergiti nel futuro che vuoi per te e per tutte le persone a te care. Ne vale la pena.

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La crisi può essere una vera benedizione per ogni persona e per ogni nazione, perché è proprio la crisi a portare progresso. La creatività nasce dall’angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.

Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce le proprie sconfitte e i propri errori alla crisi, violenta il proprio talento e mostra maggior interesse per i problemi piuttosto che per le soluzioni. La vera crisi è l’incompetenza.

Parlare di crisi significa promuoverla; non parlarne significa esaltare il conformismo. Cerchiamo di lavorare sodo, invece. Smettiamola, una volta per tutte, l’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla.

[Albert Einstein, Come io vedo il mondo]

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