Atomi emozionali

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Ciao! Oggi voglio condividere con te alcune mie riflessioni personali! Voglio cercare di unire le mie conoscenze di chimica e la mia passione per l’ambito psicologico. Come fare? Ho voluto pensare a una possibile correlazione filosofica tra emozioni e struttura della materia.

La materia è composta da una serie di particelle, denominate atomi, La parola atomo deriva dal greco àtomos, la quale significa indivisibile. Fin dai tempi dell’antica Grecia, vi era un dibattito sulla composizione della materia stessa. Alcuni pensavano che fosse un continuo: qualsiasi pezzettino di materia, ammettendo di avere un bisturi sufficientemente piccolo, secondo questa filosofia può essere ulteriormente separato in parti più piccole. Altri pensavano invece che la materia fosse composta da mattoncini indivisibili, chiamati appunto atomi, che non potessero essere ulteriormente separati. Oggi sappiamo che gli atomi esistono, e sappiamo anche che non è vero che non possono essere ulteriormente separati. Gli atomi sono a loro volta composti da altre particelle denominate elettroni, protoni e neutroni. Protoni e neutroni stanno nel nucleo, nella parte centrale dell’atomo, mentre gli elettroni vi girano intorno in orbite quantizzate, ossia a determinati livelli energetici. La meccanica quantistica, e il dualismo onda-particella, hanno permesso di spiegare molti fenomeni che avvengono a livello atomico (e non solo): ne emerge un mondo che, rispetto alla realtà “convenzionale” alla quale siamo abituati, si comporta in modo bizzarro. È necessario lasciare perdere il determinismo, e passare ad una descrizione probabilistica. I fisici da tempo cercando di comprendere cosa vi fosse all’inizio dei tempi. Secondo l’ottica di alcuni scienziati, prima dell’inizio della realtà strutturata nel modo in cui la conosciamo, è possibile che vi fosse una situazione di divergenza di alcune grandezze fisiche, che hanno poi “condensato” e dato vita alla realtà come la conosciamo. Chi studia questi campi conosce molto meglio di me le diverse teorie sull’origine dell’universo e della materia: non voglio entrare in questo campo in modo dettagliato, non ne sarei in grado attualmente e non è utile ai ragionamenti che ho intenzione di fare.

Mi piace pensare alle emozioni in un modo simili.

Immaginiamo che un tempo, per gli uomini, fosse possibile provare una sola emozione, che è l’insieme delle emozioni che può provare ciascuno di noi tutti i giorni. Gioia, felicità, spensieratezza, speranza, abbandono, tristezza, desolazione, libertà. Chi più ne ha più ne metta. Non mi interessa la veridicità di questa affermazione: mi interessa che ci aiuti a ragionare sulle emozioni che proviamo. Un giorno, per un qualche motivo, questa singola emozione si separò e ne emersero tutte le sensazioni che ci è concesso di provare, e che nominalizziamo con una serie di lettere e parole. Tutti noi vogliamo essere felici, contenti, saggi, gioiosi e luminosamente allegri. In particolar modo, nella cultura occidentale, vi è un “fuggi-fuggi” dalle emozioni “negative”: cerchiamo di utilizzare tutti i metodi possibili per evitarle, come se fossero un qualcosa di indesiderato e di improprio per le nostre vite. Torniamo alla materia e agli atomi: protoni (carichi positivamente) ed elettroni (carichi negativamente) permettono agli atomi di fare molte cose: combinarsi, per formare molecole più o meno stabili. E di molecole possono formarne davvero tante: basti pensare alla realtà di tutti i giorni e alla quantità di materiali e fluidi con i quali ci imbattiamo. Difficilmente esisterebbe una realtà di soli protoni o di soli elettroni: tali elementi si integrano a vicenda e, combinandosi, sostengono l’esistenza della realtà come la conosciamo. Allo stesso modo, far tacere le nostre emozioni “negative” può essere fuorviante. La nostra gioia ha bisogno della nostra tristezza per esistere: è la tristezza che ci insegna quanto possiamo essere invece felici, e come raggiungere tale emozione al meglio. E lo stesso vale per gli altri dualismi emozionali. Le emozioni “negative” ci permettono di comprendere quello che realmente vogliamo, e sono i sintomi più efficaci per capire come indirizzare al meglio la nostra vita. È come se fossero le spie luminose presenti sulla macchina: se si accende quella per la bassa quantità di olio nel motore, ci fermiamo e mettiamo altro olio, permettendo alla macchina di proseguire il suo percorso al meglio. Non sarebbe saggio svitare la lampadina e fare finta di nulla. E perché dovremmo allora mettere a tacere le nostre emozioni “negative”? Ci possono insegnare molto, e da indesiderate possono diventare un trampolino di lancio per capire cosa non va e per rimetterci in carreggiata, carichi di nuove consapevolezze. Per correre, sempre più forte, verso ciò che vogliamo per noi stessi e per gli altri

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