Sulla strada, nel vertiginoso miscuglio di suoni della città, un paio di passi rimbombano fievolmente nell’indifferenza comune. Tic, tac, tic, tac … una dolce cantilena che accompagna il caos metropolitano verso la quiete serale, anch’essa fatta di suoni ma di diversa natura.
Il clacson inclemente lascia posto al rumore di motori irrequieti, che nel loro urlo testimoniano il solo, tacito desiderio dei conducenti di recarsi a casa: isola di certezza nel mare dell’anonimato. Si sente rumore di piatti che cozzano, di bicchieri che si inchinano in cordiali brindisi, e un chiacchiericcio indistinto; un vocio, per poche parti di pregevole fattura e per molte altre di banale rozzezza. In tutto questo, come un orologio, i passi riecheggiano, rimbombano, ambiscono ad essere notati, per tornare (ahimè) tristi sotto le suole di quegli stivaletti invernali, da cui sono partiti con grandi speranze.
Il ticchettio si fa più frequente: sembra quasi un galoppo, una corsa irrefrenabile verso un qualcosa di puro, un moto dell’anima verso qualcosa di più elevato. C’è slancio, ebrezza, vigore, in quei passi! Tuonano come mille temporali, esplodono come fuochi artificiali e suonano nell’aria una musica tutta loro: note di slancio sul pentagramma contorto della vita.
D’improvviso, il silenzio; nel logoro chiacchiericcio di sottofondo, il periodico tic tac si ferma. Sopra gli stivaletti, un paio di jeans semplici, una maglietta a righe ricoperta da un pullover color pesca, una sciarpa, un cappello; dentro questo bozzolo, una giovane ragazza che, sognante, guarda il lago.
Uno specchio, che riflette il variopinto tramonto che si dipinge nel cielo. Ci sono il rosa, il rosso fuoco, e un altezzoso arancione che vogliono conquistare la scena; la battaglia infuria e lo schieramento dei colori caldi combatte contro il padrone di casa, l’azzurro vivo dei giorni estivi, finché l’oscurità li inghiotte tutti e rimanda al giorno successivo la lotta di quell’eterna tavolozza di colori.
Inizia a tirare una flebile arietta; la superficie del lago si increspa, il riflesso si perde in mille sfaccettature e quel momento magico si tuffa nel consueto, pronto ad riemergere il giorno successivo per prendere aria e, soprattutto, per donarla a chi vuol vivere.
