Studio e libertà

Ciao! Questa sera vorrei trattare un argomento che suscita particolarmente il mio interesse: lo studio. Quanto scriverò è una serie di considerazioni personali sul tema, e saranno basate su come lo interpreto io: ognuno ha la propria visione e ho ferma intenzione di rispettare le idee di tutti :)!

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Cosa dire sullo studio? Un primo aspetto da considerare è la sensazione che questa parola suscita in noi. Non posso sapere la visione di ciascuno, e sono sicuro che alcune persone vedono lo studio come un qualcosa di produttivo e bello. Sono, allo stesso tempo, pronto a scommettere che la maggioranza di tutti noi ricorda lo studio come “pallosi momenti passati sui libri e quaderni di scuola”. Spesso l’intento è portare a casa un voto. Un numero, il cui ruolo è quello di quantificare la conoscenza relativa ad un determinato campo. Potremmo anche chiamarlo “un indicatore di performance scolastica”. Può essere produttivo utilizzare dei criteri valutativi oggettivi (quali i voti dovrebbero essere, e quali sono in molti casi), per dire quanto una persona è competente in un determinato campo. Il problema qual è? A mio parere, spesso si passa da un livello di capacità (performance) ad un livello di identità (io sono/non sono capace). I voti si incidono in noi stessi, diventano dei segni difficili da cancellare, e ci influenzano su quello che potremo/non potremo fare in futuro. Se prendiamo dei voti “negativi”, invece che valutare la nostra performance per migliorarla, spesso ci chiediamo cosa c’è in noi che non va. “Non riesco a capire questa materia”, “Cosa mi sforzo a fare? Tanto non sono in grado, non sono mai andato bene”, “Beato te che sei portato”.

Non sono d’accordo. Queste idee sono supportate dalla società: in fondo siamo pigri, ed è più comodo trovare risposte scritte nei geni che sfide da affrontare. L’ambizione sfuma, la voglia di crescita pure: e il piacere dello studio con loro. Spesso abbiamo paura di studiare, perché in alcune occasioni passate ci è stato detto che non eravamo capaci. Non eravamo portati, non eravamo adatti. Possiamo cambiare le parole, ma il concetto rimane il medesimo. Luigino andava così bene a scuola, mentre noi ci sforzavamo sui libri senza il minimo risultato. Beato Luigino.

Quello che si fa affermando “Beato Luigino” è prendere il potere che è nelle nostre mani e metterlo in mano a forze che non possiamo controllare. È dire che Luigino in fondo è nato così: non ha dovuto fare nulla di eccezionale per eccellere in un ambito di studio. Chi dice che è vero? Secondo quale pensiero Luigino è nato così? È possibile che abbia invece sviluppato delle solide basi, delle convinzioni, un senso di identità, e un metodo di studio che gli permettono di ottenere risultati migliori dei nostri?

Abbiamo spesso ancorato sensazioni negative allo studio. E abbiamo dimenticato che studiare è la capacità di analizzare in modo critico una serie di elementi, per sviluppare una propria idea su una determinata questione. È avere potere, per comprendere meglio il mondo che ci circonda; per capire meglio le persone, per rimanere affascinati dalle meraviglie in cui ci imbattiamo ogni giorno. Meraviglie della natura, e meraviglie composte o costruite dall’uomo. Studiare è avere passione, è vivere a pieno ed affermare “Domani sarò un passo più in là rispetto a dove sono oggi”. Abbiamo dimenticato la bellezza di una pagina da sfogliare, di una parola da leggere, e di una nozione da acquisire.

La società impone oggi più che mai dei ritmi frenetici. Fai questo, fai quello, studia qui, studia là. Esistono degli stampini all’interno dei quali ciascuno di noi dovrebbe essere collocato. È colpa dei professori? La gran parte di loro fa del suo meglio, e ha delle doti eccezionali. Ci siamo inseriti da soli in una spirale poco produttiva, ed il modo migliore per uscirne è iniziare da se stessi. È riscoprire quella passione che giace latente in ciascuno di noi, nascosta da una serie di numeri e di circostanze che ci hanno fatto dubitare di noi stessi. Che ci hanno fatto dire “cosa lo faccio a fare se Luigino prende tutti 8?”. Rispondo dicendo: “E cosa ce ne frega se Luigino prende 8?”. Ben per lui. Cosa contano i voti, rispetto a quello che possiamo ottenere impegnandoci e studiando con passione? Indipendentemente dal voto, quella che non bisogna perdere è la passione. È la voglia di mettersi in gioco, per quanto difficile sia e per quanti passi in avanti ci siano da fare. Conviene farlo, ed è bello farlo, perché altrimenti la distanza tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere diventa sempre più grande.

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