Le domande obbligano le risposte

Oggi tratteremo un tema molto importante: quello delle domande. Ne facciamo spesso, e rispondiamo ad altrettante. Si passa da questioni più materiali (“Oggi che panino compro al bar?”) a questione di carattere più universale e filosofico (“Chi sono, e cosa voglio dalla mia vita?”). Il punto fermo è uno: le domande obbligano le risposte.

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In che senso? Nel senso che, quando viene percepita una domanda, il nostro cervello va a ricercare una possibile risposta a tale domanda. Né più né meno. La cosa interessante è che, sebbene consciamente possiamo pensarci un periodo di tempo limitato, la nostra parte inconscia va avanti a cercare una risposta fino a quando questa viene trovata. Sono sicuro che vi è capitato! Ad esempio, guardando qualche film, è possibile che abbiate chiesto a voi stessi il nome di qualche attore. A volte viene in mente subito, altre volte: vuoto totale! Ci sforziamo e ci pensiamo a livello conscio: “Ma si dai, è lui, con la barba, un naso, due occhi…caspita non mi viene!”. Proseguiamo per qualche minuto in questo modo, fino a quando elementi più stimolanti attirano la nostra attenzione (ad esempio il vassoio di biscotti e il tè caldo appena pronto). Possiamo evitare di pensarci per minuti, ore, fino a quando, all’improvviso…flash! Viene improvvisamente in mente il nome! Perché? La ragione risiede nel fatto che nella nostra parte più profonda non abbiamo mai smesso di pensarci. Il nostro inconscio è in grado di gestire una quantità di azioni e di pensieri molto alta! Basti pensare a quando impariamo ad andare in bicicletta! Inizialmente cerchiamo di acquisire delle competenze a livello conscio: poniamo attenzione ai movimenti delle nostre gambe e delle nostre braccia! Qualche caduta dopo e qualche dente da latte in meno, le abilità apprese passano a livello inconscio: sono registrare in un’altra zona neuronale, molto più compatta della precedente. E, come per magia, facciamo tutto con eleganza e scioltezza. Accade lo stesso quando impariamo ad andare in automobile! Le prime volte tiriamo delle accelerate tali da far uscire dalla marmitta del fumo nero, tipico della mancata elezione papale. Le volte dopo va un po’ meglio, fino a quando andiamo in giro a cantare a squarciagola le canzoni che passano alla radio, facendo tutto il resto in modo automatico.

Che implicazioni ha tutto questo? Ne ha una molto importante: stiamo molto attenti alle domande che poniamo a noi stessi e agli altri. Possiamo chiederci: “Perché sbaglio sempre tutto?”, “Perché sono così imbranato nelle attività sportive, mentre BraccobaldoBau è un campione?”, “Perché continuo a fallire?”, “Perché nelle verifiche continuo ad andare male? Si, non sono proprio portato…”. Uao, ottimo modo per tirare fuori il potere personale. È come prendere un oggetto che ci è molto utile nella quotidianità, metterlo in un cassetto e chiuderlo a chiave. Funziona allo stesso modo con le nostre capacità: le domande che ci poniamo sono la chiave che può chiuderle o le ali che le possono far volare. Se chiudiamo in un cassetto qualcosa che ci serve, giustamente qualcuno ci viene a dire: “Ma non vedi che ti serve? Tienilo ben in vista, che può aiutarti alla grande!”. Finché lo facciamo invece con le nostre capacità e i nostri pensieri, va tutto bene: è prassi comune farlo. “Eh, non bisogna crearsi illusioni: segui quello in cui sei portato, lascia perdere quello, anche se ti piace”, “La vita è dura Luigino, è già tanto se riuscirai a fare quello…”, “PierUgo, sei sempre il solito indisciplinato, non ci si può proprio fidare di te”. Macccheccazzzzzo!!! E basta! Vuoi sprigionare il tuo potere? Poni le domande giuste. Focalizzarti sul problema non ti aiuterà a risolverlo! Facciamo un esempio: “Perché continuo ad andare male a scuola?”, è una domanda produttiva? A mio parere no. Perché? La risposta può essere ricercata nel fatto che, per pensare che non si va bene a scuola, è possibile che si abbia poca fiducia nelle proprie capacità e ci si auto-definisca imbranati. Ed ecco che la frittata è fatta! L’inconscio va, cerca, e scopre: “Perché tanto sei imbranato!”. Domanda poco produttiva, risposta poco produttiva: non ci da la possibilità di migliorare! Un’altra domanda, notevolmente migliore, può essere : “Come posso impegnarmi per gestire al meglio i miei impegni scolastici, e per riuscire ad incrementare la mia efficienza di studio?”. Questa domanda contiene una serie di premesse, le quali permettono di passare da una cornice problema ad una cornice soluzione. La sfida da affrontare c’è, e stiamo sicuri che nella vita se ne trovano tante. La scelta su come affrontarle è tua: puoi concentrarti sulla sfida stessa e vederla come problema, o puoi riconoscerla come sfida e imparare ogni volta a saltare ostacoli sempre più alti. Cosa aiuta questo processo? Domande di qualità.

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