Paura del fallimento

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La scritta sulla mano della ragazza esemplifica bene un timore molto diffuso nella società moderna: quello di sbagliare.

“La pressione di essere perfetti”. Voler a tutti i costi trovare nell’immediatezza il modo migliore di fare qualcosa, e farlo. Spesso sentiamo delle spinte intorno a noi, delle aspettative, che possono tramutarsi in richieste eccessive che rivolgiamo nei nostri confronti.

Per quanto riguarda il giudizio altrui, abbiamo già visto insieme in un precedente articolo delle efficaci strategie per prendere le redini nelle nostre mani, e valutare in modo funzionale quello che gli altri pensano o dicono su di noi. In che modo è possibile vedere il fallimento, per farne un potente alleato piuttosto che un terribile nemico? Condivido con te una serie di pensieri, che nel mio percorso di crescita mi hanno aiutato in modo considerevole a re-incorniciare la paura di sbagliare 🙂 .

  • Non esiste nulla di simile al fallimento. Esiste soltanto il feedback. Questa frase è uno dei presupposti della PNL. Spesso tutti noi siamo tentati di chiamare qualche nostra azione o qualche nostro comportamento un fallimento, perché lo inseriamo in una cornice spazio-temporale che lo rende per noi improduttivo. Un errore, visto nel “qui ed ora”, può essere sicuramente vissuto come spiacevole. Ma cosa succede, se lo inseriamo in una cornice temporale più ampia e se lo correliamo al nostro percorso di crescita? Dalle cose giuste che facciamo c’è poco da apprendere. È dagli errori, che solitamente impariamo di più, e spesso ce ne accorgiamo dopo un po’ che li abbiamo compiuti. Quindi, una domanda che mi sorge spontanea è: perché rendersene conto dopo e non subito? La situazione cambierebbe, se ci chiedessimo: «In che modo questo mio sbaglio potrà aiutarmi a crescere e a fare meglio in futuro?». Con questa domanda, l’errore si trasforma in un fortissimo alleato, e diventa un feedback. Un feedback, letteralmente, è qualcosa che torna indietro e che da nutrimento. Se da una nostra azione otteniamo una risposta che non è di nostro gradimento, è una buona occasione per imparare nuovi modi di comportarsi, e divenire dunque più flessibili. Spesso capita anche con gli obiettivi che ci poniamo: se non riusciamo a raggiungerli pensiamo di aver fallito. In realtà, le nostre azioni possono essere modificate, sulla base di quello che abbiamo capito che non funziona in quel contesto. Falliamo solamente se rinunciamo a raggiungere qualcosa che è per noi importante: tutti gli errori commessi sulla strada sono nuove consapevolezze, per rimettersi in carreggiata con un’energia ancora maggiore!
  • Non esiste nulla di simile alla perfezione. Possiamo renderci conto di questo esaminando linguisticamente la parola ‘perfezione’: è una nominalizzazione. È la trasformazione di un processo in un qualcosa che sembra reale e tangibile. Sono convinto del fatto che, se andassimo in giro a chiedere a diverse persone «Cosa vuol dire per te perfezione?», darebbero delle risposte estremamente diverse. Dunque la perfezione è un concetto che assume diverse forme nelle nostre diverse menti, e le sue connotazioni cambiano ancora a seconda del contesto in un la esaminiamo. Non è qualcosa di reale, oggettivo. È un concetto che ciascuno di noi sviluppa a suo modo, all’interno della propria mente. Richard Bandler, nel libro “PNL è Libertà”, mette in luce quanto sia importante confrontare se stessi con un’ immagine realistica. Se continui a paragonare te stesso con un “te stesso perfetto”, difficilmente raggiungerai la felicità, perché vi sarà sempre una discrepanza tra chi sei e chi vuoi essere. Una delle chiavi per essere felici è confrontare se stessi con delle relative immagini che si avvicinino sempre maggiormente a chi si vuole essere, godendosi il presente e non ambendo alla perfezione. Altri spunti sulla non esistenza della perfezione possiamo trovarli nel libro “The Charismatic Edge”, di Owen Fitzpatrick:

Another impotant thing to remember is that failure often gets to people because they are stirving for perfection. When they fail to do something perfectly they see their lack of success as a big deal. It’s important to realize that if something were ‘perfect’, it could no longer improve. If it could no longer improve, there would be a limit to it, and anything that’s limited can’t be ‘perfect’. The irony, therefore, is that nothing and no-one is perfect.

Un’altra importante cosa da ricordare è che il fallimento spesso assedia le persone perché stanno combattendo per la perfezione. Quando falliscono nel fare qualcosa perfettamente, vedono il loro insuccesso come un grande problema. È importante rendersi conto del fatto che, se qualcosa fosse ‘perfetto’, non potrebbe ulteriormente migliorare. E se non potesse ulteriormente migliorare, sarebbe limitato, e qualsiasi cosa che è limitata non può essere ‘perfetta’. L’ ironia, dunque, risiede nel fatto che nulla e nessuno è perfetto.

  • La paura di sbagliare e la relativa paralisi comportamentale sono più limitanti degli errori stessi. Quando abbiamo paura di sbagliare, spesso entriamo in una spirale limitante, che ci conduce a limitare sempre maggiormente i nostri comportamenti. In altri termini, evitiamo di comportarci se non siamo sicuri di riuscire in quello che faremo. «Dai, parla con Tizia, secondo me le piaci!». «Nono, e se non trovo le parole giuste? E se lei poi non mi risponde?». E se domani, mentre sei al cesso, cadesse un asteroide e ti schiacciasse? Prima di morire, saresti più infastidito dal fatto di aver parlato a Tizia e di non aver ottenuto la risposta che ti aspettavi, o saresti più frustrato dal fatto di non aver nemmeno provato a parlarci? In moltissime occasioni, ci facciamo bloccare dalle nostre paure e sperimentiamo una serie di rimpianti. Rimpianti per non aver fatto questo, rimpianti per non aver fatto quello… Prova a fare un gioco. Vai avanti con il tempo, e immagina te stesso tra venti anni. Raggiunto te stesso a quella età, pensa a tutto quello che hai fatto nel passato, e a tutto quello che avresti potuto fare e che non hai fatto. Chiediti: «Da questa prospettiva, come vedo tutti quegli errori che nel passato temevo di compiere? Mi hanno limitato/a maggiormente gli errori o il non aver agito?”. Spesso il non agire è molto più gravoso dell’agire e commettere errori. Fare, vincere, sbagliare, ci dimostra che siamo vivi e che siamo qui a dare il meglio nella nostra vita. Non agire invece non ci permette di esprimere il nostro pieno potenziale. Come dice Mark Twain: «Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite.»

Che per te gli errori possano essere trampolini di lancio, e non catene. Che possano essere delle mappe, che ti mostrino che hai sbagliato strada e che puoi tornare sulla tua via, con più consapevolezza di prima. Che siano nuove conoscenze, con cui affrontare al meglio tutto quello che si presenta davanti a te e per percorrere al meglio il tuo percorso 🙂 .

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