Perché Vegan? Un punto di vista etico

Ciao a tutti! Fino ad ora ci siamo occupati di crescita e motivazione personale! L’argomento che affronteremo oggi (e nei prossimi giorni) ha a che vedere con l’alimentazione! Da quasi due anni sono vegetariano, e da pochi mesi ho deciso di passare ad un’alimentazione vegana! Spesso mi vengono chiesti i motivi di questa scelta, e ne parlo sempre molto volentieri! E’ mio intento riassumere ora e nei successivi post gli elementi che mi hanno portato verso questa scelta: esamineremo le motivazioni etiche, ambientali e inerenti alla salute! Oggi, in particolar modo, ci concentriamo sull’aspetto etico! Prima di iniziare, ritengo doveroso fare la seguente importante premessa. Non sono qui per vendere l’alimentazione vegan. Rispetto qualsiasi regime alimentare: sono stato io in primis onnivoro per molti anni. L’alimentazione è una scelta personale, e il mio intento è solamente quello di dare possibilità di scelta. In che senso? Nel senso che spesso, a livello televisivo e pubblico, vengono precluse una serie di informazioni derivanti da ricerche scientifiche o da altre fonti. I motivi che stanno dietro a questo interesse a non diffondere tali argomenti sono principalmente di carattere economico. Il mio intento è quello di portare alla luce alcune notizie che ho letto, affinché le sappiate. E’ importante che le sappiate, in modo tale che possiate scegliere: avete il pieno diritto di conoscere tutto ciò che c’è da sapere sull’alimentazione onnivora, sull’alimentazione vegan e su qualsiasi altra tipologia di alimentazione a cui siete interessati. Solo quando avrete un puzzle completo di informazioni, potrete scegliere in piena autonomia verso che alimentazione orientarvi!

Iniziamo dunque a parlare delle motivazioni di carattere etico. Con il vocabolo etico intendo il rispetto per animali e uomini. Oggi in particolar modo ci concentriamo sugli animali: l’aspetto umano lo indagheremo domani, insieme alle tematiche ambientali, in quanto sono correlati. Le informazioni che scriverò in seguito sono prese dal libro “La rivoluzione della forchetta vegan”, a cura di Gene Stone, da pagina 40 a pagina 46. Alcune delle seguenti informazioni sono molto forti. Saranno parole dure e difficili da digerire, e in contemporanea è giusto che sappiate ciò che in alcuni casi avviene nel mondo. Nel caso siate particolarmente sensibili, vi sconsiglio la lettura. Dal mio punto di vista, comprendo la catena alimentare e sono pienamente consapevole che in natura è normale che alcuni animali si nutrano di altri animali, per sopravvivenza. Ciò che personalmente non giustifico è lo sfruttamento: nella società moderna spesso l’animale è sfruttato, senza tener minimamente conto dei suoi diritti e del suo benessere.

Iniziamo a parlare degli allevamenti. Se una persona pensa agli allevamenti, gli possono venire in mente scene bucoliche legate alle vecchie fattorie. Contadini felici, che si prendono allegramente cura dei loro animali e gli consentono di vivere felicemente e in spazi a loro adatti.

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Con l’avvento dell’industrializzazione, questo scenario ha subito una drastica modifica. Gli obiettivi principali, dettati dalle esigenze di mercato, sono quelli di massimizzare il profitto e di rendere la produzione più efficace. Consideriamo ad esempio un vitello: affinché raggiunga l’età necessaria alla macellazione, bisogna aspettare circa un paio di anni dalla nascita. Questo lasso temporale risulta essere non accettabile nella società moderna. Per questo motivo, un buon numero di allevamenti utilizza l’ormone ricombinante della crescita bovina, ossia l’rBGH: in questo modo lo sviluppo muscolare dei vitelli è accelerato. Il bestiame, in alcune circostanze, è sottoposto ad una quantità elevatissima di stress. Le mucche da latte, ad esempio, sono somministrate a diete altamente proteiche e agli ormoni citati, in modo tale che producano una quantità di latte che sia fino a dieci volte superiore rispetto a quella naturale. Sebbene una mucca possa raggiungere un’età superiore ai vent’anni, in un buon numero di allevamenti della tipologia precedentemente riportata è possibile trovare bovini che a 4 anni di età trovino difficoltà a camminare sulle loro zampe. I vitelli, una volta nati, sono a volte separati dalle madri e racchiusi in box molto stretti, con un collare che limita le loro possibilità di movimento. I maschi sono castrati senza l’ausilio di antidolorifici.

Se passiamo ad analizzare le galline, notiamo che in alcune circostanze se la passano assai poco bene. Spesso le galline ovaiole sono stipate in delle gabbie in numeri molto alti, con conseguenti difficoltà di movimento. Questo sovraffollamento spesso spinge i polli a beccarsi e a combattere tra di loro. In alcune circostanza viene utilizzata la pratica del debeccamento: viene effettuata una resezione di parte del becco dei polli, in modo tale da prevenire le lotte prima citate. Scrivo direttamente una citazione dal libro:

“Nei macelli, i polli in perfetto stato di coscienza vengono appesi ai ganci per le zampe: poiché il pollame è escluso dallo Humane Methods of Liverstock Slaughter Act [legge americana sui metodi umani di macellazione; N.d.T], tramortirli prima della macellazione non è una procedura prevista. Se il tagliatore automatico non mozza loro il collo al primo colpo, vengono uccisi con altri procedimenti, oppure immersi vivi nella vasca bollente usata per ammorbidire le penne, così da permetterne la successiva rimozione.

Complessivamente, nel 2008 il numero di animali uccisi per soddisfare i palati americani ha toccato gli 8.56 miliardi, in media 29 animali per ogni cittadino carnivoro americano. Il numero totale degli animali uccisi in terra e in mare di aggirava intorno agli 80 miliardi, 270 per ogni mangiatore americano di carne e pesce, da cui deriva che ogni americano nel corso della vita consuma 21.000 animali. Se è vero che negli ultimi anni l numero totale degli animali uccisi per nutrire gli americani è lievemente diminuito, il numero dei capi macellati in realtà è aumentato in seguito all’incremento delle esportazioni di carne dagli Stati Uniti (a fronte di una percentuale della popolazione mondiale corrispondente al 5%, gli USA sono responsabili del 20% degli animali uccisi nel mondo per ricavarne gli alimenti).”

 I maiali vengono stipati l’uno vicino all’altro, e spesso respirano le esalazioni tossiche dei loro stessi escrementi. Per quanto riguarda invece i pesci, nel caso della pesca selvatica, quelli che vengono catturati nei tramagli spesso muoiono subito in seguito alla brusca decompressione o alla cattura. Nel caso rimangano invece vivi, vengono lasciati a soffocare o vengono squartati. Nel caso di pesci di grandi dimensioni (tonno, merluzzo o eglefino) vengono utilizzate le sciabiche, che lasciano gli animali perfettamente consci mentre vengono tagliate le branchie ed estratti i visceri. Nel caso di pesca d’allevamento, i pesci vengono allevati in condizioni di sovraffollamento e prima della macellazione vengono lasciati a digiuno per una settimana, in modo tale da svuotarne gli intestini.

Quelle riportate sono una parte delle considerazioni riportate nelle pagine del libro citate. Penso si riferiscano principalmente all’ambiente americano, ed ammetto la mia ignoranza su come funzionino tali procedure qui in Italia. Ribadisco nuovamente il mio intento: non voglio criticare, voglio solo riportare fatti documentati. Sono il primo ad essere consapevole che questo procedure siano estreme, e che nella maggior parte dei casi forse siano diverse e più improntate al rispetto dell’animale. Sta di fatto che spesso l’amore per dei pezzettini di carta o di metalli (al di là di significati sociali e convinzioni personali, i soldi possono essere descritti in tali modo) oscura dei valori che dovrebbero essere presenti nelle menti di ciascuno di noi, per una convivenza pacifica. La catena alimentare si trasforma spesso in uno sfruttamento. Domani affronteremo, per chi sarà interessato a leggerlo, l’aspetto ambientale. Vorrei concludere quanto scritto con la seguente citazione:

“The saddest aspect of life right now is that science gathers knowledge faster than society gathers wisdom.”

[Isaac Asimov]

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