Apprendimento laterale

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Kenneth Bruffee, docente di Inglese al Brooklyn College di New York, esamina le ipotesi operative fondamentali del processo di apprendimento contemporaneo, descrivendone il ruolo significativo nella formazione dell’atteggiamento mentale moderno.

Bruffee parte dall’insegnante, le cui responsabilità è trasmettere la conoscenza alle menti dei ragazzi stabilendo una relazione autorevole con ciascuno di loro, cioè chiedendo separatamente a ciascun allievo di ripetere una lezione o di rispondere ad una domanda diretta. Ci si aspetta che ogni studente esibisca, oralmente o per iscritto, quanto ha appreso a solo beneficio dell’insegnante: il rapporto è sempre dall’alto al basso e da singolo a singolo. I ragazzi sono scoraggiati dall’interagire fra loro, sia ponendosi domande sia offrendosi mutua assistenza: un tale comportamento infrangerebbe l’autorità dell’insegnante e ne creerebbe un’alternativa, laterale e interattiva. Pensare insieme è considerato alla stregua di copiare. ogni allievo è valutato singolarmente e ottiene un voto personale.

Agli studenti viene fatto credere che la conoscenza sia un fenomeno oggettivo che esiste in forma di pacchetti di dati e di fatti, e che il ruolo dell’insegnante sia inculcare tali blocchi di informazione imparziale nella testa di ciascuno. Gli allievi imparano presto che per ogni domanda ci sono risposte giuste e risposte sbagliate, sulla base della reazione di approvazione o disapprovazione dell’insegnante. Spesso sono dissuasi, se non addirittura penalizzati, dal fornire il proprio punto di vista soggettivo sull’argomento davanti alla classe e severamente repressi se osano mettere in discussione le parole del docente. Bruffee sintetizza così l’esperienza educativa: «La responsabilità dello studente, secondo queste convenzioni fondative della classe, è “assorbire” le lezioni che l’insegnante in un modo o nell’altro impartisce. La responsabilità del docente è impartire la conoscenza agli allievi e valutare quanta parte ne sia stata ritenuta».

L’insegnamento laterale parte da presupposti completamente diversi sulla natura dell’apprendimento. La conoscenza non è considerata un fenomeno oggettivo e autonomo ma, al contrario, il risultato della spiegazione che diamo alle esperienze comuni condivise con gli altri. Cercare la verità è capire come tutto sia connesso e scoprire tali relazioni attraverso la nostra profonda partecipazione con gli altri: quanto più diverse sono le nostre esperienze e interrelazioni, tanto più vicini possiamo arrivare alla realtà stessa e al modo in cui ciascuno di noi si inserisce nel più vasto quadro dell’esistenza.

[…]

Nell’apprendimento laterale, lo studente si trasforma da recettore passivo della conoscenza a partecipante attivo della propria educazione. L’obiettivo è stimolare gli allievi a pensare, più che a «performare». La natura collaborativa del processo di apprendimento rafforza il concetto di conquista della conoscenza non come atto solitario, ma come questione collettiva e comunitaria.

L’apprendimento laterale ricolloca il fulcro del potere e dell’autorità alla classe, poiché non è più gerarchico, centralizzato e «dall’alto verso il basso», ma reciproco, democratico e reticolare. I ragazzi imparano ad essere responsabili della propria e dell’altrui educazione, cioè ad essere in sintonia con il pensiero degli altri, aperti a diverse prospettive e differenti punti di vista, capaci di ascoltare le critiche, disposti ad aiutare il prossimo e desiderosi di partecipare alla guida della comunità di apprendimento nel suo complesso. Si tratta delle medesime qualità essenziali per la maturazione dell’empatia.

L’apprendimento laterale stimola la sensibilità empatica incoraggiando gli allievi a mettersi nei panni dell’altro, a provare i suoi sentimenti e a pensare i suoi pensieri come se fossero i propri. La dimostrazione per affermare che una comunità di studenti è coesa e solida si ha quando ciascun membro del gruppo è in profonda sintonia con la lotta dei propri pari per riuscire e avverte il gruppo stesso come un’espansione del proprio essere.

[Jeremy Rifkin, La Terza Rivoluzione Industriale]

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