Studio e passione: Il ruolo dello stress

Ciao! Oggi parliamo di qualcosa che probabilmente conosci molto bene: lo stress! Chi non lo conosce nella società moderna? L’uomo si è gradualmente allontanato dai ritmi naturali, e viviamo in un contesto che risulta essere sempre più caotico e imprevedibile. Facciamo molto, in poco tempo, e a volte siamo sommersi da quel fastidioso timore di non riuscire a fare tutto.

La conseguenza di questo si traduce spesso nel fatto che riteniamo sgradevoli le emozioni “negative” che sperimentiamo. Sembra a volte che staremmo meglio se non ci fossero, no?! Saremmo più rilassati, felici, contenti.

Forse non è proprio così. Le emozioni che oggi riteniamo non utili hanno rivestito in passato un ruolo fondamentale per la sopravvivenza umana. Possiamo affermare in generale quanto segue: un’emozione non è piacevole o sgradevole in sé, ma è piuttosto funzionale o non funzionale relativamente al contesto in cui la stiamo sperimentando. Ed è importantissimo ricordare una cosa: abbiamo l’immenso potere di collocare l’emozione nella giusta cornice, in modo tale da accettarla e trarre da essa risorse a noi utili.

Queste considerazioni come possono essere applicate allo stress? Lo stress è brutto, cattivo, ci fa male? Non necessariamente.

Lo stress è una risposta fisiologica fine a massimizzare la performance umana. Solitamente emerge quando affrontiamo delle situazioni non abituali, e in cui dobbiamo usare risorse che solitamente non utilizziamo in altri contesti.

Ecco un esempio. Ci imbattiamo in un leone. Proviamo paura, e siamo in una condizione estremamente stressante. Tale stress ha la funzione di amplificare le nostre capacità sensoriali, di farci valutare in brevissimi istanti le possibili alternative e di scegliere l’alternativa che ci sembra migliore. La nostra capacità percettiva e il nostro metabolismo sono sovra-attivati: sgraniamo gli occhi per cogliere al meglio tutti gli stimoli visivi, e il nostro cuore batte molto forte, per garantire un’ossigenazione utile alla circostanza.

Questa esemplificazione ci mostra come lo stress esista in realtà per aiutarci. Ricordiamo però che l’uomo è dotato anche di facoltà razionale, ossia del pensiero, e nella società moderna questo è fondamentale per gestire il nostro stress e per porlo nella giusta cornice. Esaminiamo il seguente grafico.

Immagine

Possiamo notare che la curva è inizialmente ascendente, poi discendente. Se la nostra quantità di stress è nulla, non siamo in condizioni fisiologiche utili per garantire il massimo della performance. Se ci spostiamo verso il massimo di questa curva, vuol dire che stiamo provando quello che in gergo tecnico viene denominato eustress. Come nel caso del leone, questo stress risulta essere estremamente funzionale. È come se sentissimo dentro di noi una tensione, che ci sprona e ci guida ad agire nel migliore dei modi.

Se la quantità di stress aumenta ulteriormente, rischiamo invece di andare nel pallone. In tal caso, entriamo nel ramo della curva relativo al distress. La tensione che stiamo sperimentando, invece che esserci utile, decresce in modo considerevole le nostre capacità e annebbia la nostra percezione.

Come tutto questo si correla al mondo nello studio? Vi sono delle importantissime affinità, in quanto nell’affrontare determinate prove (scritte o interrogazioni) è fondamentale che sperimentiamo la dose di stress per noi funzionale, utile per essere in uno stato di alta performance.

Ok, va bene, figata. Ma come si fa? Come possiamo avvicinarci al massimo di quella curva, senza poi cadere nella discesa che ci manda nel pallone? Ti suggerisco una serie di spunti di riflessione, che potranno aiutarti a porre lo stress nella giusta cornice e a dare il massimo.

  • Ammettiamo che devi affrontare una prova scolastica, per la quale hai studiato al meglio e ti senti pronto/a. Prima della prova sentirai probabilmente dentro di te la tensione prima citata, caratteristica dell’eustress. Questa sensazione può essere funzionale o no in base a come la interpreti. Se tieni conto del fatto che hai studiato bene, che ti senti pronto/a, e che questa tensione contribuisce significativamente a migliorare la tua performance, darai il massimo. Se invece inizi a pensare a quello che non ti ricordi, a quello che potrebbe andare male o a cose affini, vai nel pallone e non riesce ad estrarre al meglio le conoscenze che hai acquisito.
  • Consideriamo invece un altro scenario: hai studiato molto, ma non ti senti pronto/a. Ti sembra che ci siano moltissime cose che dovresti ricordarti, e che invece al momento non ricordi. Anche in questo caso hai una scelta. La prima scelta è immergerti nei pensieri negativi, pensare a quante domande possono farti che non sai, e immaginare vividamente quanto le cose possano andar male. Sappiamo quali sono gli esiti di questa scelta. La seconda scelta è invece focalizzarti sul fatto che hai studiato molto, sentirti bene per l’impegno che hai messo e avere fiducia che le tue competenze emergano al momento giusto. Con questa scelta, rimani nel campo dell’eustress e massimizzi la tua performance. Indipendentemente dal tuo stato, la prova che dovrai affrontare sarà probabilmente la medesima: con la prima scelta vai nel pallone e non riesci a trasmettere la conoscenza che hai acquisito, con la seconda dai il massimo, e con alta probabilità le conoscenze emergeranno nella tua mente al momento giusto.
  • Un terzo possibile scenario è il seguente: stai per affrontare una prova per la quale (a causa di una serie di circostanze) non hai studiato al meglio, e quindi non ti senti pronto. In questo caso si ha un’alta probabilità di sperimentare uno stress eccessivo. Come puoi evitare questo, ed entrare in uno stato utile? Come prima cosa, prendi consapevolezza del fatto che non hai dato il massimo nello studio. Accettalo: sei umano e possono esservi stati dei motivi che non ti hanno permesso di studiare al meglio. Nel caso in cui tali motivi non dipendano da te, riconosci che senza queste circostanze avresti potuto fare di più. Se invece tali motivi dipendono da te (disorganizzazione temporale, scarsa motivazione, metodo di studio non efficace,…) evita di piangere sul latte versato: prendi consapevolezza dei tuoi errori, dei quali terrai conto in futuro per fare meglio. Non puoi tornare indietro nel tempo: stai per affrontare una prova e, indipendentemente da come l’hai preparata, puoi dare il massimo e tirare fuori tutto quello che sai. Per fare questo, dopo aver accettato la tua non ottimale preparazione, evita di focalizzarti sull’esito della prova e pensa invece alla performance. Focalizzati sul fatto che, pur sapendo poco, puoi tirare fuori tutto quello che sai. Se la prova andrà bene, non deve essere una giustificazione per dire: “Riesco ad andare bene anche studiando male”. Deve essere piuttosto uno spunto per lodare la tua capacità di intelligenza emotiva, e per svilupparla ulteriormente, oltre a sviluppare nuove strategie per fare di più nello studio. Nel caso in cui la prova non vada bene, accettalo. Se hai fatto un errore, stai tranquillo/a: ne facciamo tutti. L’importante è apprendere e fare meglio la prossima volta: sei una persona in grado di migliorare, e di sviluppare capacità e strategie sempre nuove. Puoi migliorare, focalizzati su quanto puoi apprendere da questa circostanza, piuttosto che sul fatto che le cose non siano andate come volevi.

Riassumendo i contenuti di questo articolo è possibile dire che:

  • Lo stress può contribuire in modo significativo nel massimizzare la nostra performance.
  • L’eustress è una condizione fisiologica in cui percepiamo una tensione utile a dare il meglio di noi stessi.
  • Il distress è una condizione fisiologica in cui indirizziamo male la tensione che percepiamo: ci facciamo sommergere dalle nostre paure e non permettiamo a noi stessi di far emergere le competenze che abbiamo acquisito.
  • Per rimanere nel campo dell’eustress, è importante re-incorniciare nel giusto modo la tensione che percepiamo. Sia se la vediamo come una carica che ci sprona, sia se la vediamo come un freno che ci limita, si comporterà esattamente nel modo in cui la percepiamo. La scelta è nostra.

Nei prossimi articoli, condividerò con te alcune strategie che Richard Bandler e John Grinder (i padri della PNL) hanno sviluppato per entrare in uno stato produttivo 🙂 .

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