Studio e passione: MindMaps e tecniche di memoria

La memoria è un prerequisito fondamentale, spesso richiesto in molte discipline scolastiche. Ci sono numeri, nozioni, argomenti da ricordare. E tutti noi, senza dubbio, ci ricordiamo di giornate passate sui libri per cercare di immagazzinare nella nostre mente una determinata quantità di informazioni.

Per ogni compito, vi è un determinato strumento che si rivela il più adatto allo scopo. Un panetto di burro si taglia con un coltello, non con una motosega. Dunque, la domanda che ci possiamo porre è: vi sono delle tecniche che contribuiscono significativamente alla memorizzazione di determinate informazioni? La risposta è sì. Partiamo dai numeri e dalle relative tecniche mnemoniche.

Tecniche mnemoniche per i numeri

I numeri risultano particolarmente problematici da ricordare. Perché? Sono astratti, mentre all’emisfero destro del nostro cervello  (responsabile della memoria a lungo termine) piacciono immagini, suoni e sensazioni. Ci è capitato molte volte di studiare qualche numero, ricordarlo per pochi giorni e poi dimenticarlo. Come possiamo ricordarli invece al meglio?

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Nel corso dei secoli è stato sviluppato un sistema di conversione fonetica. La sua espressione usata recentemente è dovuta a Leibniz, che ha spaziato con la sua genialità in più discipline. I matematici ad esempio lo ricorderanno per avere introdotto importanti notazioni e concetti nel calcolo infinitesimale. Cosa prevede questo sistema? Prevede la conversione di numeri in consonanti. Traduciamo i numeri in parole, in cui le consonanti corrispondono ai numeri iniziali (le vocali non vengono considerate). La conversione è la seguente:

  • 1. T,D (suono dentale) : the, etto, Dio
  • 2. N (suono nasale) : Neo (di Matrix)
  • 3. M (suono mugolante) : amo
  • 4. R (suono vibrante) : re
  • 5. L (suono liquido) : olio
  • 6. C,G morbide (suono palatale) : cioè, ciao, oggi
  • 7. CH, GH dure (suono gutturale) : oca, ago
  • 8. F, V (suono labiodentale) : ufo, via
  • 9. P, B (suono labiale) : ape, pio
  • 0. S, Z, SC (suono sibilante) : osso, zio, sci

Vediamo ora alcuni casi particolari, per sapere al meglio come convertire tutte le parole:

In caso di gruppi misti o con lettere straniere, vige la seguente regola generale. Per capire che numeri associare alle varie consonanti, si pronuncia la parola e si valuta a quale tipologia di suono i gruppi di consonanti sono associati. Ecco alcuni esempi.

  • Consideriamo la parola aglio: al suo interno compare il gruppo GL. In questo caso la pronuncia è liquida, e di conseguenza all’intero gruppo si associa il numero 5. Con igloo invece cosa succede? La pronuncia del gruppo GL corrisponde a una g dura e poi al suono della lettera L. Di conseguenza, in questo caso al gruppo si associa la coppia di numeri 75.
  • I gruppi CH e GH non è sempre detto che abbiano un suono duro, quindi in alcuni casi potrebbero essere associati a 6, e non a 7. Per quanto riguarda la lettera Q, la sua pronuncia è dura ed è quindi sempre associata al numero 7.
  • Anche per quanto riguarda il gruppo SC possono esservi delle ambiguità. Ad esempio nella parola sci esso è associato allo 0, in quanto corrisponde ad un suono sibilante. Invece, nella parola innesco, esso è associato al gruppo 07, in quanto prima si pronuncia la S e poi la C dura.
  • Per quanto riguarda le lettere straniere, vale lo stesso principio. Ad esempio la J in Jugoslavia si pronuncia come la vocale I e non va quindi considerata. In Jolly si pronuncia invece come la G morbida e va quindi associato il numero 6.
  • La lettera X è associata al numero 70 (puoi facilmente verificarlo a partire dalla pronuncia).

Nel caso in cui compaiano delle lettere doppie, per l’associazione numerica vengono considerate come singole. Ad esempio in laccio il gruppo CC è associato al numero 6.

Ora che conosci le regole per convertire i numeri in parole e viceversa, rispondiamo alla seguente domanda. Come queste nozioni possono essere utilizzate a fini mnemonici?

Ammettiamo ad esempio di volerci ricordare un numero abbastanza lungo. Come prima cosa, si traduce il numero in una serie di immagini (solitamente si considerano le diverse coppie di numeri, ad ognuna delle quali viene associata un’immagine). Poi, cosa si fa con tali immagini? Si usa il principio denominato PAV.

  • P corrisponde a Paradosso. Il nostro cervello a livello mnemonico ha una particolare affinità con le immagini paradossali, in quanto sono non usuali. Le memorizza dunque più facilmente.
  • A corrisponde a Azione. Avremo un ricordo migliore delle diverse immagini, se le facciamo interagire tra di loro in un modo che sia il più paradossale possibile. Inoltre, a tal fine, conviene anche tener conto del fatto che il nostro cervello ricorda molto bene le immagini a sfondo sessuale 😉 .
  • V corrisponde a Vivido. Maxwell Maltz, chirurgo plastico americano, ha scritto un libro di importanza fondamentale nel campo dei meccanismi di funzionamento del cervello umano. Tale libro si chiama “Psicocibernetica”. Un attimo. Cosa c’entra un chirurgo plastico con i meccanismi di funzionamento del cervello?! In realtà c’entra. Maltz si accorgeva che le persone da lui operate reagivano alle operazioni in modo diverso. Alcuni, pur avendo modificato alcuni aspetti del loro fisico, rimanevano legati alla loro vecchia identità e spesso trascinavano con loro dubbi e insicurezze. Altre persone, invece, dopo le operazioni si sentivano maggiormente sicure e cambiavano il loro atteggiamento. Nel libro, Maltz ha scritto un principio fondamentale sul funzionamento del cervello umano: non siamo in grado di distinguere un’esperienza reale da una vividamente immaginata. Pensa ad esempio ai sogni. Quante volte ti sei svegliato pensando che fossero veri?

Questi tre principi, insieme, invitano dunque a immaginarsi vividamente le varie immagini mentre interagiscono tra di loro in modo paradossale. In questo modo sarà facile ricordarsi le immagini e la loro sequenza, e poi da questo ricordo possiamo riconvertirle in numeri!

Ti faccio un esempio.

Ammettiamo di voler ricordare il numero 2569847123 (ho schiacciato numeri a caso sul tastierino numerico).

Come prima cosa scomponiamolo in coppie di cifre: 25 69 84 71 23.

Come seconda cosa, associamo ad ogni coppia una parola, mediante il sistema di conversione fonetica! Ad esempio, possiamo fare le seguenti associazioni:

  • 25 : anello
  • 69 : jeep
  • 84 : faro
  • 71 : gatto
  • 23 : gnomo

Per ricordarci il numero, possiamo immaginarci la seguente storia:

C’è Smigol (il personaggio de “Il Signore degli Anelli”) che porta con se l’anello rubato a Frodo. Frodo però lo sta inseguendo, e quindi Smigol tira fuori dal suo gonnellino una jeep, sale e scappa a tutta velocità. Mentre sta scappando vede in lontananza un faro e decide di avvicinarsi, per vedere cosa c’è dentro. Appena entra nel faro, vede un gatto, il quale vedendolo a sua volta si spaventa e scappa via senza guardare, pestando la testa contro uno gnomo da giardino appoggiato contro la parete 🙂 .

Storiellina scema, e quindi a maggior ragione facile da ricordare. Ricordando la storia, puoi estrarre le varie immagini e ricordare il numero. Con un po’ di pratica, diventa una tecnica importantissima e utilissima per ricordarsi al meglio i vari numeri 🙂 .

Passiamo ora al mondo delle mappe mentali.

Mappe mentali

Le mappe mentali sono un metodo di studio e di memoria introdotto da Tony Buzan, considerato da molti il leader mondiale nel campo dell’apprendimento e della memorizzazione. Cosa sono? Ecco un esempio:

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In questa mappa mentale, creata da Matteo Salvo (allievo italiano di Buzan), sono già contenuti molti dei principi di cui scriverò in seguito. Premetto che scriverò solamente degli accenni su questo argomento, dal momento che è molto vasto. Ti fornirò poi a fine articolo dei riferimenti bibliografici utili all’approfondimento delle tematiche di questo articolo 🙂 .

Come saprai, il nostro cervello è composto da due emisferi: quello destro e quello sinistro. Le loro caratteristiche sono già riportate all’interno della mappa mentale, ma te le riassumerò brevemente.

  • Emisfero sinistro: è connesso alla logica e alla linearità. È in grado di gestire contemporaneamente un numero limitato di attività, in quanto tende ad elaborare singolarmente i vari impulsi. Rappresenta la nostra parte razionale ed è deputato all’elaborazione di parole e numeri.
  • Emisfero destro: riesce a gestire molte più attività dell’emisfero sinistro, in quanto considera i vari impulsi nel loro insieme. Gli piacciono i colori, gestisce emozioni e sensazioni ed è la sede del nostro inconscio, oltre che della memoria a lungo termine. Elabora principalmente disegni o gesti.

Come queste informazioni possono combinarsi, per fornirci delle idee su come studiare al meglio? Possiamo studiare e ricordare al meglio se riusciamo a fare interagire al meglio i due emisferi celebrali. La tendenza scolastica è spesso quella di far prevalere l’emisfero sinistro: logica, linearità. In questo modo non sfruttiamo l’immenso potenziale dell’emisfero destro! Quindi nel nostro studio dovrebbero esserci anche immagini, colori, ed emozioni associate alle varie immagini rappresentate (ad esempio il divertimento) 🙂 !

La mappa mentale riesce a tener conto di tutto questo, e ha inoltre una forma grafica simile al modo in cui il cervello ricorda. Consideriamo una cellula neuronale:

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Il nostro cervello ricorda ed elabora informazioni mediante impulsi nervosi, trasmessi da dei prolungamenti delle cellule nervose chiamati assoni, o dendriti (se sono più corti). Non ho la competenza per entrare nel dettaglio su questi argomenti, ma possiamo vedere come la struttura della mappa mentale permetta di vedere su un solo foglio le correlazioni tra diversi ambiti, favorendo quindi le associazioni tra diverse nozioni e neuroni (neuro-associazioni).

Ci sarebbero molte altre cose da dire sulle tecniche mnemoniche e sulle mappe mentali (come cercare parole chiave, come impostare la mappa, …). Nel rispetto di coloro che hanno speso la loro vita a studiare questi argomenti preferisco lasciare a questo articolo un carattere introduttivo, e fornirti alcuni buoni titoli se questi argomenti ti interessano e vuoi approfondirli:

  • Tecniche di memoria e di lettura veloce  (manuale del corso Eureka) : da questo libro ho preso le varie nozioni per quanto riguarda le tecniche mnemoniche per i numeri. È ben fatto e completo, e ha molti altri spunti oltre a quelli di cui ti ho parlato. Contiene anche idee sulla lettura veloce, della quale non ho parlato in questo articolo.
  • Il segreto di una memoria prodigiosa (Matteo Salvo) : non l’ho ancora letto, ma Matteo Salvo è una figura di riferimento in ambito italiano e internazionale su questi argomenti, ed è sicuramente molto bravo. L’ho sfogliato e sembra veramente ben fatto: pieno di colori ed esempi.
  • Usiamo la testa (Tony Buzan) : libro scritto da Buzan su come usare al meglio la nostra testa. L’ho letto e contiene una serie di spunti interessantissimi su come ricordare le informazioni e su come studiare al meglio. Te lo consiglio. Purtroppo è di difficile reperibilità.
  • Usiamo la memoria (Tony Buzan) : libro scritto da Buzan sul tema delle tecniche mnemoniche. Non l’ho ancora letto, ma sembra molto ben fatto. Si focalizza sulle diverse tecniche per ricordare, approfondendole.
  • Mappe mentali  (Tony Buzan) : libro scritto sempre da Buzan sul tema delle mappe mentali. Non l’ho ancora letto, ma come gli altri sembra ben fatto e completo.
  • Ti suggerisco inoltre di cercare i libri di Mario Polito. Non li ho ancora letti (ne ho alcuni). È anche lui una figura di riferimento in ambito italiano per lo studio e l’apprendimento, e nei suoi libri ne esamina le varie sfaccettature (memoria, tecniche, metodo, intelligenza, e così via).

Quanto scritto in questo articolo e nei libri di supporto può esserti significativamente utile per incrementare le tue capacità mnemoniche. Come ogni cosa, inizialmente sembra più difficile di quanto già facciamo. È come andare in giro a piedi o in bicicletta. Se non abbiamo mai usato le bicicletta, e vediamo che le prime volte facciamo fatica ad usarla, possiamo pensare: “Si fa più fatica che a piedi! Meglio proseguire sulle mie gambe”. In realtà, insistendo nell’imparare ad andare in bici possiamo vedere i costanti miglioramenti, e alla fine constatiamo che si può andare molto più veloce che a piedi! Dunque: fai pratica, e stai sereno e fiducioso se vedi che le prime volte ci metterai un po’ di più a ricordare le informazioni 🙂 . Col tempo sentirai la potenza di queste tecniche 🙂 !

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