Un giorno sei venuto al mondo

Era una notte calma, in quel piccolo villaggio. Come spesso faceva, il vecchio Sam uscì dalla porta di casa, per accomodarsi su quella vecchia sedia a dondolo nel terrazzo.

La giornata era stata impegnativa, non lo si può negare. La macchina oramai era vecchia, e dava spesso i segni di qualche acciacco. Niente raffreddori, mal di gola o febbre: semplicemente faticava a partire, e quella mattina non ne voleva sapere. Il vecchio Sam decise quindi di farsi una bella passeggiata. Aveva fatto una colazione sostanziosa: si sentiva carico e fare qualche passo non gli avrebbe certo fatto male, anzi.

Non si aspettava che l’ufficio postale fosse così pieno. Fece fatica a stare a dietro a tutte le esigenze dei clienti, e solo per miracolo riuscì a trovare del tempo per bersi un buon caffè. La giornata passò così, tra lettere, buste, parole. Amava il suo lavoro. Ogni giorno era a contatto con molte persone: scambiava battute, risate, sorrisi e momenti di divertimento.

Si abbandonò sulla sedia e si fece accompagnare dal dolce dondolio, che lo cullava e che lo invitava a rilassarsi. Aveva da poco iniziato un nuovo libro, e lo prese in mano per proseguire la lettura. Era una raccolta di poesie e testi; quelle poesie e quei testi che tanto gli piacevano e che tanto apprezzava. Non avevano un autore definito, e non avevano un tema prefissato. Spaziavano dalla gioia dal dolore, dalla serenità allo sconforto. Trovava così bello che gli esseri umani riuscissero a condensare tante emozioni in delle parole. e come profonde sensazioni potessero esservi incatenate. E non erano catene che bloccavano, che limitavano, che restringevano; erano catene morbide, soffici, che potevano essere plasmate, modificate, aperte e richiuse, sulla base di quello che il lettore voleva in quel momento. Quanta magia.

Si alzò una leggera brezza. Sam rabbrividì, e nel contrarre i muscoli fece cadere il libro. Cadde con la copertina rivolta verso l’alto, aperto su una pagina che pareva fosse stata scelta dal caso. L’anziano postino lo raccolse, e decise di leggere il testo che il vento aveva scelto per lui. Si intitolava “Un giorno sei venuto al mondo”.

Un giorno sei venuto al mondo. Eri due cellule: separate, incomplete, ma complementari. Hai preso nelle tue mani la forza della Vita, e da loro hai creato un capolavoro. Un’ opera d’arte unica: non fatta di marmo, non dipinta su tela, ma plasmata sulla base dell’amore, della speranza, e di tutte quelle ricchezze che in te racchiudi e che ogni giorno in te risuonano. Vibrano, si accendono, e incidono quella corazza che ti sei costruito, per non mostrare a te e agli altri lo splendore che in te risiede. Una corazza fatta di timori, di dubbi, di paure, di pregiudizi, che prendono l’infinito e lo limitano. Spesso sei spaventato. Senti bussare dentro di te. Senti un fervore che ti muove, un terremoto che ti scuote. Ti senti attaccato, sotto assedio, e quella corazza ogni giorno diventa più forte. Solida, robusta, fino a quando l’illimitato in essa contenuta sembra lontano, perso, senza più forze per lottare. Ma chi sei tu per limitare l’illimitato? Che poteri hai tu, per rendere finito l’infinito? Busserà sempre, e sempre più forte. Un impulso vitale, che ti pervade. Che ti fa dire che esisti, e che sei destinato a grandi cose. Che sei nato per essere il miglior te stesso di sempre. Che il tuo compito è convogliare la luce in te presente e irradiare il mondo. Costerà fatica, costerà impegno, perché la corazza che hai creato è dura. Ma cosa sarà mai questo costo, rispetto al prezzo che potrebbe pagare il mondo per non averti conosciuto? Cosa saranno mai delle gocce di sudore, rispetto all’oceano di gioia e felicità che puoi provare e donare? Cosa sarà mai un muro, rispetto all’indomita volontà di abbatterlo e di scorgere cosa si cela dietro di esso? Cosa sarà mai un ostacolo, quando nelle tue mani hai l’immenso potere di una scelta?

Immagine

Sam alzò gli occhi dal libro. Ringraziò il vento, e il suo sguardo andò su una lucciola lontana, che con la sua luminosità combatteva la notte. E accompagnato dalla brezza, si perse nei suoi pensieri, lieto di quanto fosse bello essere umano.

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