Un fiore nel deserto

Flash.

Il vecchio Sam rimase inizialmente un po’ intontito. L’abbagliante luce della macchina fotografica l’aveva momentaneamente accecato. Quando i suoi occhi tornarono a vedere bene, si rese conto che intorno a se aveva persone per lui molto importanti. Era il compleanno di sua nipotina, Clara, che compiva 7 anni. Bambini che correvano ovunque, urla, risate, e tanto divertimento. Passò un bel pomeriggio.

La sera, tornato a casa, si sedette sulla sua sedia a dondolo, e prese il suo libro di racconti. Cosa gli avrebbe regalato quella sera? Che dono gli avrebbe elargito? Aprì una pagina a caso e iniziò a leggere il contenuto. Il titolo era “Un fiore nel deserto”.

In un tempo lontano, vi era un villaggio nel deserto. Vivere in quelle condizioni non era facile: il vento soffiava forte, il sole ustionava, e le risorse scarseggiavano. Molti si erano oramai spostati nelle città vicine, più comode e ricche. Alcuni decisero però di rimanere nel villaggio: si erano affezionati a quello stile di vita, che li metteva spesso in condizione di sfidare se stessi.

Un giorno, un uomo del villaggio stava camminando sulla strada di ritorno dalla città, quando lo vide. Il vento echeggiava nell’aria, e il momento pareva magico. Un bellissimo fiore, variopinto, si ergeva nel bel mezzo della sabbia. L’uomo stentava a credere a suoi occhi: si avvicinò al fiore e lo toccò con la sua mano, per vedere se fosse reale. Lo era eccome!

Immagine

Bellissimo, fragile e indifeso. L’uomo gli diede dell’acqua, che portava con sé, e decise di tornare il giorno dopo, per vedere se era ancora lì.

Passò un giorno, e il fiore ancora si ergeva nel mezzo del deserto, con maggiore grinta e disinvoltura. L’uomo rimase incantato, e decise di portare ogni giorno un po’ di acqua al fiore. I giorni si susseguirono, e il fiore acquistava ogni giorno maggiore bellezza e maggior incanto. L’uomo perdeva il suo sguardo sul fiore: lo ammirava e rimaneva ogni volta stupito da tale bellezza.

Si susseguirono giorni, settimane, fino a quando dare l’acqua al fiore diventò una routine per l’uomo. Spesso aveva altri impegni e malvolentieri portava l’acqua al fiore. L’aveva mostrato a molti suoi amici e spesso si vantava della sua bellezza. C’era, nulla poteva spostarlo.

In realtà, con il tempo il fiore si fece più debole. Le sue radici si ritirarono, i colori variopinti si attenuarono, e la sua allegria e vivacità sembrava essersi dissolta nel vento. L’uomo se ne accorse, e provò a dare al fiore più acqua, sperando che potesse ravvivarsi. Ma non fu così.

Alcuni petali caddero, e l’uomo decise di rivolgersi ad un suo amico del villaggio, per chiedergli come mai a suo parere il fiore stesse appassendo. L’amico lo guardò negli occhi e gli disse: «Sai, non tutto si risolverà innaffiandolo di più. L’acqua serve, ma non è l’unica cosa che conta. Quando è stata l’ultima volta che hai provato felicità nel portare l’acqua al tuo fiore? Quando è stata l’ultima volta che hai smarrito il tuo sguardo nei suoi petali, oltre che in tutte le attività che compi ogni giorno? E quando l’hai annusato, toccato? Se il tuo fiore appassisce non è per mancanza d’acqua, ma è per mancanza d’amore. Corri da lui. Toccalo, digli che ci sei, e non dare per scontata la sua bellezza e il suo splendore. Cresceranno e si auto-alimenteranno, a patto che tu ogni giorno sappia riconoscerle e sposarle con le tue azioni».

L’uomo ringraziò, corse fuori dalla tenda dell’amico. Aveva le lacrime agli occhi, piene di pianto e di sabbia, spinta dal vento. Si buttò vicino al suo fiore, lo abbraccio. E nei suoi petali vide un barlume di splendore, e il riflesso dell’amore racchiuso nel suo sguardo.

Il vecchio Sam iniziò a riflettere. Quante cose dava per scontate? Quante parole, quanti gesti, quante azioni che si nutrono dell’amore che si pone dentro di loro, e che oramai sembravano parte di una quotidianità ripetitiva? Prese una decisione. Scelse di porre entusiasmo, gioia, e amore nella sua giornata. In quello che faceva, in quello che diceva. Affinché le cose più importanti rimanessero tali, senza celarsi dietro granelli di sabbia, sospinti dal vento.

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