Open

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Hai letto l’autobiografia di Agassi? Io non ancora, ma ne parlano molto bene, e ho intenzione di leggerla. Il suo titolo è “Open”.

In questo articolo, prendo in prestito il titolo del libro, e nel prenderlo in prestito, ho intenzione di farlo mio. Voglio farlo mio, per esplicitare la mia umanità. La mia fragilità, le mie paure, le mie debolezze. Cazzo, se ne ho.

Non mi piace quello che spesso si pensa delle debolezze. Come se fossero qualcosa che, se esposte, ci renderebbero deboli, vulnerabili, attaccabili. Ci teniamo spesso le nostre ferite, i nostri tagli, nascondendo quello che ci mette in difficoltà.

Questa sera voglio andare oltre questo. Voglio camminare sulla mia strada per diventare pienamente umano. Voglio dirti che anche io, a volte, vado nel pallone. Anche io, a volte, sono in crisi. A volte, mi sento solo. Ho paura di non riuscire, di non essere abbastanza forte per ottenere quello che voglio. Mi chiedo perché faccio quello che faccio.

In questi ultimi giorni a livello fisico sono stanco. Ritmi pesanti, tra università, palestra, e il resto. Ieri sera ho fatto fatica ad allenarmi, perché di energie pareva proprio che non ne avessi. Quando mi sdraio sul divano crollo e mi addormento.

Oggi ho fatto un esame, e non accorgendomi di una cosa, ne ho sbagliato una buona parte. Sapevo le cose, ma mi sarei potuto preparare meglio. Nell’accorgermi che ho sbagliato, mi sono arrabbiato. Arrabbiato perché ultimamente mi sono ritagliato poco tempo per lo studio universitario, che per me è importante. Ho studiato altri argomenti a me cari, ma in questo potevo impegnarmi di più.

Con l’alimentazione ho a volte difficoltà. Mangio magari le stesse cose, senza variare quanto vorrei, senza imparare nuove ricette. Spesso mi chiedo chi me lo fa fare ad essere vegano, quando sono l’unica persona che conosco ad esserlo. Sarebbe molto più facile non esserlo.

Mentre scrivo questi pensieri, sto ascoltando una composizione di Ludovico Einaudi, chiamata “Divenire”. Che bel titolo! Crescere, espandersi. E, tra questi pensieri, mi ricordo anche altro.

Come prima cosa, mi piace ringraziare questi momenti difficili. Magari non mi fanno stare molto bene, ma nelle difficoltà si possono imparare molte cose. Posso imparare a fare meglio. Mi accetto per quello che sono.

Sai, è una cosa che ho imparato abbastanza recentemente. Mi capitava spesso di concentrarmi sul risultato, di correre senza godermi il paesaggio, senza sentire i miei muscoli che si contraevano, soddisfatti di quanto stavano facendo. Ora lo sto imparando: non c’è momento più bello dell’adesso, e nell’avvicinarmi a chi voglio essere voglio godermi chi sono ora. Voglio donarti tutto quello che sono, e voglio diventare sempre di più per donare a te e a me sempre di più.

Magari non ho fatto bene l’esame di oggi. Magari ho delle difficoltà in vari campi della mia vita. E mi piace dire che ho queste difficoltà, perché vuol dire che ho ancora molto da camminare e da crescere.

Sai cos’altro ti dico, caro lettore? Che non mollo. Che so perché sto facendo quello che sto facendo. Che so cosa voglio. So quali sono i miei valori, e so chi voglio diventare. E so la mia missione.

So, inoltre, che tutti i miei errori non mi fermeranno. Imparerò da loro, li accetterò, e mostrerò le mie debolezze, affinché tutti insieme possiamo aiutarci a vicenda, a crescere godendoci il presente.

Con affetto,

Mattia

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4 pensieri riguardo “Open

  1. Ciao Mattia, se mi posso permettere ti direi di non pensare ad essere il solo a “fare/sentire/vivere” tante cose diverse ed umane. Anche io sono vegano, e come tutti quanti facco fatica a realizzare il sacco di cose ed esperienze che cerco di avere. Come Agassi, siamo chiamati a percorrere il nostro cammino, ognuno il suo, ma ciò non toglie che ogni due o tre passi, ci si incontri con qualcuno che ci da una lezione di vita o magari che ci chiede una guida o semplicemente ci faccia compangia per un po’. Tutti giocchiamo il nostro Open, solo che nonostante cambiano i partner, il vero “match” è con noi stessi.

    Un abraccio e buon weekend!
    Salvador 😉

  2. “…. tu avrai capito la vita non quando tu farai il tuo dovere in mezzo
    agli uomini, ma quando lo farai nella solitudine.

    Non quando, pur raggiunta la notorietà, potrai avere una condotta
    esemplare agli occhi degli uomini, ma quando l’avrai e nessuno lo saprà, neppure te stesso.

    Non quando tu farai il bene e ne vedrai gli effetti, ma quando lo farai e
    non ti interesserà avere gratitudine, nè conoscere l’esito del tuo operato.

    Non quando tu potrai aiutare efficacemente e disinteressatamente, ma
    quando aiuterai pur sapendo che il tuo aiuto a nessuno serve, neppure
    a te stesso.

    Non quando tu ti sentirai responsabile di tutto ciò che fanno i tuoi simili, ma quando conserverai intatto il senso della tua responsabilità, pur sapendo d’essere l’unico uomo al mondo.

    Non quando tu avrai compreso che tutti gli esseri hanno gli stessi tuoi
    diritti, ma quando tratterai l’essere più umile della terra come se fosse
    Colui che ha nelle Sue mani le tue sorti.

    Non quando tu amerai i tuoi simili, ma quando tu stesso sarai i tuoi simili e l’amore

    CERCHIO FIRENZE77

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