La luce di una lampada, nel buio della guerra

James era pronto a partire per il fronte. Aveva preso tutto quello che gli era necessario. Poche cose, in realtà. Indumenti, un rasoio, delle vecchie foto e una lampada. Quest’ultima era il regalo di sua moglie, per ricordargli la luce del loro matrimonio.

Lampada ad olio

Il treno era pronto per partire. Una fila di soldati vi salì. Erano tutti diretti verso l’accampamento. Chissà, forse sarebbe stato l’ultimo posto che avrebbero visto. Forse non sarebbero tornati a casa.

Arrivati al fronte, i soldati andarono verso i loro letti. James appoggiò la lampada sul comodino, e stremato andò a dormire.

Caro lettore, possono degli oggetti inanimati confrontarsi e parlare? Ebbene, gli oggetti di questa storia lo faranno, e ti invito a non stupirtene, in quanto è sicuramente meno insensato del fatto che degli uomini combattano tra di loro.

I protagonisti del dialogo saranno la lampada di Jones e il comodino su cui è appoggiata. La lampada è nuova ad un ambiente del genere: non conosce i ritmi della guerra. I suoi soli ricordi sono quelli della casa della famiglia di Jones. A volte vi erano delle preoccupazioni nelle faccende quotidiane: le bollette da pagare, i conflitti relazionali. Questo ambiente le era però totalmente nuovo, ed era spaventata.

D’altro canto, il comodino aveva già avuto almeno dieci proprietari. Da anni viveva negli accampamenti dei soldati: ricorda il volto di ogni suo singolo padrone, e ricorda bene anche come non vide più arrivare ciascuno di loro, prima di essere assegnato ad un altro soldato. Tutto questo gli faceva schifo.

La lampada iniziò a parlare: «Ehi, ehi! Il nostro padrone dorme. Ma dove siamo? Cosa ci faccio qui?»

«Siamo sul fronte di guerra.»

«Cos’è la guerra? Ne ho sentito parlare frequentemente, mentre Jones a casa seguiva i telegiornali, ma non ho ancora capito bene cosa sia. Mi puoi aiutare a capirlo?».

«Capire la guerra? Mi chiedi molto. Non la capisco neppure io. Diciamo che degli uomini, per interessi economici o per divergenze di idee, imbracciano dei fucili e marciano gli uni contro gli altri. Chi sopravvive vince.»

«Non capisco. Mi stai dicendo che per delle idee diverse, o che per dei pezzi di carta, gli uomini combattono e si uccidono tra di loro?».

«Si, è così. Non pretendere di capire, non ce la farai.»

«Sono in difficoltà, caro comodino. Alla televisione vicino a cui ero appoggiata a casa ero solita vedere delle cose ben diverse. Ho visto documentari dell’atterraggio sulla Luna. Ho visto immensi grattacieli, uomini sorridere e il Sole splendere. Certo, ho visto anche qualche film di guerra e ho sentito parlare di guerra ai telegiornali, ma non pensavo che tutto ciò fosse reale.»

«Cosa è reale? Sono forse reali le belle parole di cui gli uomini si riempiono la bocca, nettamente contraddette dalle loro azioni? Sono forse reali le maschere di sicurezza, utili a nascondere la fragilità del volto che vi si cela dietro? Ciò che è reale è il blocco di munizioni appoggiato vicino a te, come è reale la situazione che viviamo. Sembra un brutto sogno, e anche io ogni giorno spero di risvegliarmi. Mi piacerebbe essere nella casa di un’allegra famiglia, invece vedo i miei padroni andare e non tornare più. Dicono che l’uomo sia la specie più intelligente del pianeta: se lo è, come può fare ciò?».

«Sono sbalordita anche io, ma so che l’uomo può fare molto di più. Ho visto cose che mi fanno ben sperare, e che mi fanno credere nel fatto che l’uomo possa utilizzare la sua intelligenza a servizio di una profonda empatia e di una grande moralità. Dobbiamo crederci.»

«Io voglio crederci, cara lampada. Spero che l’uomo si riveli abbastanza maturo per fare nuove scelte, e per smetterla di nascondersi dietro la fragile ombra dell’ego. Guarda, il padrone si sta svegliando, e tra poco ti accenderà. Illumina il suo volto, assaporalo, perché non è detto che tu possa farlo di nuovo.»

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