La sottile arte del comprendere invece di giudicare

Mappa

In PNL (Programmazione Neuro Linguistica) vi è un concetto di fondamentale importanza: quello di mappa del mondo.

Capita frequentemente che viviamo la quotidianità con il seguente presupposto: gli altri vedono quello che vedo io, sentono quello che sento io e percepiscono quello che percepisco io. Ebbene, non è così. Ognuno di noi ha costruito la propria personale percezione di cosa sia la realtà, di come funzioni, di cosa sia possibile e di cosa sia impossibile. Tutto quello in cui una persone crede agisce da filtro alle sue presenti e future esperienze, distorcendo la realtà e promuovendo una percezione selettiva.

Da queste considerazioni emerge un’importante conclusione: senza raccogliere informazioni, non abbiamo idea di come una persona abbia strutturato la propria percezione della realtà. Non abbiamo vissuto nei suoi panni: non essendo lei non abbiamo fatto esperienza degli eventi che hanno caratterizzato la sua vita, e soprattutto non abbiamo fatto esperienza del modo in cui lei li ha interpretati.

Da qui può nascere un doppio atteggiamento: compassione o giudizio.

Nel caso della compassione, riconosciamo che viviamo nell’ignoranza. Ignoranza intesa come mancata conoscenza della vita delle altre persone. Tale ignoranza ci conduce a voler capire, e a mostrare agli altri che gli siamo vicini pur non capendo fino in fondo come percepiscono quanto gli accade. Sappiamo che le persone fanno il massimo con le risorse che hanno a disposizione in quel momento: questo crea ponti di comunicazione, e pone delle grandi basi alla condivisione.

Nel caso del giudizio, ci ergiamo a conoscitori degli altrui comportamenti. Creiamo delle connessioni logiche tra le diverse azioni delle altre persone, immaginando di sapere perché abbiano fatto qualcosa. Spesso si passa dai comportamenti all’identità: invece di parlare dell’azione, si parla della persona. Invece che giudicare un comportamento come “stupido”, è la persona stessa ad essere giudicata come “stupida”. Ciò è assai pericoloso, perché appiccica delle etichette che hanno la pretesa di descrivere, quando in realtà descrivono l’ignoranza di colui che le appiccica.

A volte viene naturale giudicare. È una strategia comportamentale che ci è stata molto utile nel nostro passato, e che ci è utile anche ora: ad esempio in una situazione pericolosa è importante creare delle connessioni logiche tra i diversi elementi che percepiamo, in modo da capire come la situazione può evolvere.

La ricchezza sta nel sapere quando giudicare e quando non farlo. Quando si tratta dei comportamenti dei nostri cari e delle persone che ci sono vicine, la compassione è nella grande maggioranza dei casi la via più utile, che dona armonia e pone le basi ad una forte e sana comunicazione.

Un abbraccio,

Mattia

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