Il ruolo sociale delle grandi abbuffate

In questi ultimi anni ho riflettuto (e sto riflettendo) molto sul tema dell’alimentazione. Ho cambiato drasticamente il mio stile alimentare, e mi informo il più possibile sulle conseguenze che lo stile nutrizionale mondiale sta avendo su di noi e sull’ambiente.

Grigliata

Con il passare del tempo mi rendo conto sempre maggiormente del ruolo sociale che riveste l’alimentazione. Aperitivi, grandi pranzi e grandi cene, sono motivo di ritrovo: permettono di stringere nuovi legami di amicizia e di rafforzare quelli già esistenti. Nel leggere queste frasi vengono in mente i grandi pranzi di Natale e Pasqua, le mastodontiche grigliate di Ferragosto e tutte quelle occasioni in cui il cibo accompagna grandi chiacchierate e vecchi ricordi. Occasioni in cui si mangia fino ad essere oltremodo sazi: un altro grissino e lo stomaco minaccia di invertire il naturale processo digestivo. Viste da queste prospettiva, queste occasioni sono oltremodo piacevoli.

Poniamoci ora in una prospettiva diversa. Immaginiamo tutti di essere una veloce mongolfiera, in grado di viaggiare assai rapidamente nel cielo. Se volassimo sopra il mondo in una di queste occasioni, o anche in un giorno qualsiasi, noteremmo che gran parte del mondo di sovra-alimenta e una gran numero di persone non ha nulla da mangiare. Noteremmo che non vi è equilibrio sulla bilancia dell’alimentazione globale: c’è chi ha troppo, e c’è chi ha troppo poco. Ci sono persone che muoiono perché non mangiano, ci sono persone che muoiono perché mangiano troppo e male. Ci sono persone che mangiano molto per divertirsi e festeggiare, e ci sono persone che festeggerebbero assai maggiormente se avessero da mangiare.

Tutto ciò è comprensibile, e può essere spiegato analizzando a fondo i meccanismi della percezione individuale. Persone che non hanno vissuto la carenza non possono capire la carenza. Possono immaginarla, ma non capirla a fondo. Le abitudini sociali e le tradizioni mettono dei grandi occhiali davanti agli occhi di ciascuno di noi e dei grandi filtri alle nostre orecchie, in modo tale che vediamo e sentiamo quanto siamo abituati a sentire e a vedere. Facciamo quello che siamo abituati a fare e quello che ci dicono che è giusto fare, senza porci troppe domande sulla validità e sulla sostenibilità delle nostre abitudini. In questo modo i nessi e le correlazioni tra le nostre abitudini e le conseguenze non immediate delle nostre azioni sembrano sfuocati e poco visibili. Cosa c’entrano le grandi grigliate con il problema della malnutrizione globale? In che modo le abitudini alimentari e sociali dei paesi “ricchi” influenzano la scarsità di risorse dei paesi “poveri”? Siamo ciechi e sordi di fronte a ciò, non perché non vediamo o sentiamo ma perché non siamo abituati a (e non vogliamo) vedere e sentire.

È necessario organizzare grandi mangiate per trovarsi e divertirsi? È necessario fare grandi pranzi o cene di lavoro per firmare un contratto? È utile a ciascuno di noi che il cibo rivesta questo ruolo sociale e ci faccia deviare frequentemente da un’alimentazione consapevole e finalizzata al benessere collettivo?

Forse, per nutrire il pianeta, non servono grandi eventi. Basta un po’ più di consapevolezza individuale, e nuove scelte e azioni che derivano da tale consapevolezza.

Un abbraccio,

Mattia

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