Pettorali e tartaruga, mammelle e culi sodi. E le emozioni?

Pillole per dimagrire. Massaggi rassodanti. Spade laser per le bucce d’arancia. Calcestruzzo anti-rughe. Rinforzi in kriptonite per seni cadenti. Il tutto a servizio di una società che esalta l’apparire, e non l’essere.

È estate, e impazzano foto di mammelle prosperose, di deretani marmorei, di selfie con duck-face, di pettorali in bella vista e di addominali con cui si potrebbe grattugiare un’intera forma di Parmigiano Reggiano. È la stagione delle grandi feste in spiaggia, in cui ci si diverte e si fa festa fino a tarda notte. Si conosce oramai tutto sulle scappatelle dell’amico, sugli amori sbocciati e terminati e sui grandi DJ che animeranno i prossimi incontri.

«Si vede bene soltanto con il cuore. L’essenziale è invisibile all’occhio», diceva De Saint-Exupéry. La domanda mi sorge spontanea: dove sono le invisibili ma essenziali emozioni nella società occidentale moderna?

Di cosa sto parlando? Mi riferisco a quei giovani che guardano le loro immagini nello specchio e non le reputano all’altezza di quelle degli amici o di quelle della pubblicità. E alcuni arrivano anche ad ammazzarsi, perché una cazzo di società gli ha messo in testa di non essere all’altezza. Mi riferisco a quelle persone che mettono in mostra ed esaltano copiosamente tutto quello che hanno e tutto quello che fanno, coerentemente con una grande citazione del Dalai Lama: «Questa è un’epoca in cui tutto viene messo in vista sulla finestra, per occultare il vuoto della stanza». Mi riferisco a quella stupida moda di chiedere «Come va?» e di sentirsi rispondere «Normale», per poi parlare del più e del meno e sfuggire da quell’intimità emotiva che spesso fa tanta paura. Magari l’altra persona si sente sola, e non ne parla per timore di apparire debole e perché le hanno insegnato che bisogna essere forti. Meglio parlare dell’ultimo gol di Messi o del video divertente visto su Facebook.

emotions

Lo urlo e lo grido, innanzitutto a me stesso, perché ho ancora molto da imparare: dov’è l’amore? Dov’è la compassione? Dov’è l’empatia? Dov’è la voglia di abbracciarsi e di affrontare insieme le sfide della vita quotidiana? Dov’è la comunicazione? Dove sono le invisibili emozioni, tanto dolci e tanto belle da vivere insieme?

Ho l’impressione che molti di noi stiano perdendo l’essenziale, per rifugiarsi dietro mode che esaltano quello che si ha. Eppure si può cambiare, per sentirsi maggiormente vicini e per crescere insieme. Si può imparare ad apprezzarsi per quello che si è, con la consapevolezza di poter riscoprire ogni giorno qualcosa di più su se stessi e ritornare così bambini, senza filtri o limiti imposti.

Si può imparare. Possiamo imparare. È bene che impariamo.

Un abbraccio,

Mattia

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2 pensieri riguardo “Pettorali e tartaruga, mammelle e culi sodi. E le emozioni?

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