200° articolo! (e una riflessione sul linguaggio)

Articolo

Con grande gioia scrivo questo duecentesimo articolo! Quando ho aperto questo blog, all’incirca due anni fa, non immaginavo che avrebbe assunto queste dimensioni e che avrebbe contenuto una così alta varietà di temi. Sono profondamente soddisfatto di me stesso e dell’impegno che ci ho messo, e voglio ringraziare te, lettore, per avermi seguito e accompagnato in questo viaggio 🙂 !

In questo articolo voglio ricordare a me e a te quanto è meraviglioso essere umani. Non è meraviglioso che sui nostri volti e nei nostri corpi possano comparire emozioni come la felicità, la paura, il disgusto, la rabbia e la tristezza? Magari ti chiedi cosa c’è di meraviglioso nelle ultime quattro. La verità è che sono momenti meravigliosi per apprendere. A ciascuno di noi probabilmente non piace sentirsi impauriti, disgustati, arrabbiati o tristi: è però innegabile che in questi momenti si possa apprendere moltissimo, per dare direzioni nuove alla propria vita. In questi momenti si può imparare che il modo in cui ci sentiamo non è determinato da quello che accade, ma dal modo in cui descriviamo a noi stessi quello che accade. In altri termini, è determinato dalle parole che utilizziamo per descrivere quanto succede e dal modo in cui le articoliamo, per costruire strutture linguistiche. Questa è la magia della neuro-linguistica.

Spesso le parole che usiamo non sono nostre. Le abbiamo imparate da altre persone, in diversi momenti della nostra vita. La domanda chiave è: queste parole ci incatenano o ci liberano? Consideriamo ad esempio la parola “odio”. Ogni volta che diciamo che odiamo qualcosa, impediamo a noi stessi la possibilità di scorgerne gli aspetti positivi. È come se mettessimo degli occhiali scurissimi, che ci fanno sembrare tutto buio e poco allettante. Prendiamo invece la parola “amore”. Quando diciamo che amiamo qualcosa o qualcuno, ci concentriamo su tutto quello che ci piace e sentiamo serenità dentro di noi. Caro lettore, le parole che usi sono gli occhiali che scegli di indossare quando esamini qualcosa. Non ci sono occhiali giusti o sbagliati: ci sono occhiali utili e occhiali non utili.

Proprio in questi giorni mi sto pienamente rendendo conto del fatto che, quando il mondo è un po’ più buio rispetto a come vorremmo vederlo e un po’ meno armonioso rispetto a come vorremmo sentirlo, probabilmente è perché guardiamo con occhiali non utili e sentiamo in modo non utile. È più facile delegare ad altri la responsabilità del modo in cui ci sentiamo (e ammetto che a volte mi viene ancora la tentazione di farlo). Eppure, senza consapevolezza e senza responsabilità non può esservi crescita. Non può esservi sviluppo e non possono esserci nuovi passi sotto la luce del Sole.

Ho ancora molto da camminare. Quando faccio un passo mi rendo conto di quanti altri posso farne per avere meno pregiudizi e per usare il mio cervello in un modo più funzionale. Siamo qui tutti insieme, a camminare. E mi auguro che sulle pagine di questo blog compiremo ancora tanti passi, insieme 🙂 .

Un abbraccio,

Mattia

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