Ascolto empatico e compassionevole

A volte, quando ascolto qualcuno parlare, trovo non semplice concentrarmi pienamente sul momento presente e porre la totale attenzione a quanto l’altra persona mi sta dicendo. Magari soffermo la mia attenzione su altri pensieri. Oppure, invece che porre il mio focus sulle parole dell’altro, penso a cosa io stesso posso rispondere a quanto mi viene comunicato.

Condivido degli spunti riflessivi su questo argomento, che possono essere utili a me e a te per rendere il nostro ascolto più partecipe.

Ascolto

Quali sono gli ostacoli che possono frapporsi fra noi e un ascolto maggiormente empatico?

  • Focus sulla propria esperienza. Ognuno di noi vive esistenze completamente diverse, a partire dalle differenti esperienze fatte e (soprattutto) dai diversi modi in cui tali esperienze sono state interpretate. Come conseguenza di quanto appena detto, ognuno si orienta nella realtà con le proprie capacità, con le proprie convinzioni, con i propri valori e con un proprio senso di identità: tutti questi fattori insieme determinano il nostro comportamento nella quotidianità. Frequentemente una carenza di ascolto è collegata ad un forte radicamento alla propria esperienza, che pone in secondo piano il vissuto altrui e ci mette in condizione di aggrapparci a quello in cui crediamo.
  • Tendenza a giudicare. La società in cui viviamo è fortemente improntata al giudizio piuttosto che alla comprensione. Quando percepiamo qualcosa che non è coerente con le nostre idee, frequentemente possiamo osservare una tendenza a respingere quanto è stato percepito piuttosto che ad accoglierlo e ad utilizzarlo per arricchire la nostra visione. Spesso ci trasformiamo in abilissimi lettori del pensiero e pensiamo di sapere tutto su cosa abbia spinto Tizio e Caio a comportarsi in quel determinato modo. Creiamo in questo modo delle correlazioni di causa-effetto che esistono solamente nella nostra mente, e che probabilmente non hanno nulla a che vedere con quanto hanno vissuto Caio e Sempronio dentro di loro.
  • Pensiero introspettivo, sul passato o sul futuro. Un ascolto pienamente empatico diventa difficile quando la propria mente prende direzioni diverse da quella che la collega alle orecchie e al corpo. Può capitare di focalizzarsi sui propri pensieri, oppure su esperienze passate, oppure su cosa rispondere alle parole che sentiamo. Tutti questi fenomeni ci allontanano dal mondo emotivo dell’altra persona e riducono le nostre capacità di comunicare vicinanza.

Quindi, quali nuove abitudini possiamo sviluppare per incrementare l’efficacia del nostro ascolto?

  • Focus sull’esperienza dell’altra persona. Un importante presupposto della PNL (Programmazione Neuro Linguistica) dice che le persone mettono in atto il comportamento che reputano migliore, coerentemente con il modo in cui hanno elaborato la loro percezione della realtà e coerentemente con lo stato emotivo in cui si trovano quando mettono in atto il comportamento stesso. Avere una profonda consapevolezza di questo è importante per migliorare il proprio ascolto, dal momento che ci facilita a creare un ponte di comunicazione e a voler capire un’esperienza che per l’altra persona ha un senso profondo.
  • Tendenza a voler comprendere. Un altro presupposto della PNL afferma che ogni comportamento è sorretto da un’intenzione positiva. In altri termini, anche se dalla nostra prospettiva i comportamenti altrui possono sembrare incomprensibili, essi hanno un significato e uno scopo per coloro che li mettono in atto. Ciò non vuol dire che essi siano i comportamenti migliori. Coerentemente con quanto detto in precedenza, essi sono i comportamenti migliori che la persona in quel momento e in quel contesto è in grado di fornire. Giudicare e proiettare la propria percezione è facile e richiede poco impegno. Voler comprendere e volersi immergere nella realtà di un’altra persona è più impegnativo, ma crea legami e ponti di comunicazione che scaldano i cuori.
  • Vivere il momento presente. Qualsiasi credo spirituale afferma la grandissima importanza del momento presente. Gran parte dei nostri atteggiamenti mentali improduttivi derivano da un inutile focus sul passato e sul futuro, che ci mettono in condizione di provare rimpianto o rimorso per quanto è successo e di preoccuparci per quello che sarà. Così facendo, perdiamo il momento essenziale: ora. Ed è proprio in questo momento che possiamo tendere i nostri sensi verso l’altra persona e donarli al fine di un’empatia e di una comprensione che mettono gli esseri umani in condizione di comunicare veramente.

Un abbraccio,

Mattia

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