Lo straordinario atteggiamento della scienza

Negli ultimi cento anni la nostra società è stata profondamente influenzata da un rapido progresso tecnologico. Il mondo scientifico ha fatto enormi passi in avanti, e ha reso possibile una comprensione dei meccanismi di funzionamento della realtà che in passato era pura fantascienza.

Il grande progresso della scienza è fondato su un metodo e su un atteggiamento che reputo eccezionali. Per quanto riguarda il metodo scientifico, esso si basa sui seguenti punti:

Scientific method

  1. Messa in evidenza del problema. Per quanto abbiamo imparato riguardo alla realtà, vi sono molte più cose che non sappiamo descrivere rispetto a quelle che sappiamo trattare. Il primo step è quindi prendere in esame un ambito del mondo della scienza, e porre in evidenza un aspetto del quale vogliamo incrementare la nostra capacità descrittiva.
  2. Ricerca bibliografica. C’è qualcuno che è già giunto a qualche deduzione a proposito dell’ambito di ricerca scelto? Quando si studia un nuovo fenomeno, è bene consultare la bibliografia disponibile su tale fenomeno e comprendere a che punto è la ricerca attualmente. Questo passaggio permette di acquisire consapevolezza e di acquisire basi di pensiero per trattare il problema.
  3. Formulazione di un’ipotesi. Sulla base di quanto appreso nel proprio percorso di studi e di ricerca bibliografica, si formula un’ipotesi in merito al problema analizzato. Si introduce un modello che a parer proprio può descrivere il fenomeno analizzato.
  4. Sviluppo di una procedura che permetta di valutare l’accuratezza dell’ipotesi. Una volta introdotta l’ipotesi, bisogna vedere se la realtà si comporta coerentemente con tale ipotesi. In altri termini, è utile valutare quanto il modello predittivo sia in grado di descrivere il funzionamento della realtà. Per farlo, si mette in atto un esperimento, calibrato opportunamente per lo studio e per l’analisi del problema.
  5. Raccolta dei dati sperimentali. Con l’apparato si mettono in atto diverse sperimentazioni, e si registrano quindi una serie di dati che mostrano il funzionamento della realtà (coerentemente con l’affidabilità e la precisione dello strumento utilizzato).
  6. Confronto tra ipotesi e dati sperimentali. Una volta raccolti i dati sperimentali, si confronta la propria ipotesi con i risultati ottenuti e si valuta se vi è coerenza descrittiva. Se il modello introdotto descrive accuratamente bene la realtà, può essere utilizzato come una nuova base dalla quale fare nuove considerazioni e dalla quale partire per ulteriori miglioramenti. Se il modello non descrive accuratamente la realtà, si formulano delle nuove ipotesi e si riparte dal punto 3. I risultati ottenuti possono fornire nuove spunti riflessivi per la formulazione di nuovi modelli.

L’unico metro di giudizio che si può utilizzare per l’analisi di un modello è la sua utilità. Non esiste un modello giusto. Qualsiasi modello è sbagliato. Qualsiasi modello, pur essendo a priori sbagliato, può essere più o meno utile per analizzare e descrivere il funzionamento della realtà. La natura non sa cos’è la forza di gravità, e nemmeno sa cos’è la temperatura. Sono tutti concetti che abbiamo introdotto noi per descriverla in modo funzionale, ed è sempre bene fare una profonda distinzione tra quello che la natura fa e le idee che introduciamo noi per effettuarne una descrizione quantitativa.

Oltre al metodo scientifico, è molto interessante analizzare anche l’atteggiamento della scienza. A livello teorico, lo scienziato è colui che indaga la realtà senza aggrapparsi ad alcuna certezza. Appena lo scienziato trova un modello funzionante, mette in atto nuove sperimentazioni per mettere in crisi quel modello. Se un modello ha funzionato fino ad oggi, non è detto che funzionerà domani, dal momento che nuove sperimentazioni possono mettere in luce aspetti della realtà che prima non conoscevamo. Si pensi ad esempio alla fisica quantistica, introdotta per spiegare evidenze sperimentali che non erano descrivibili a partire dai modelli della fisica classica. Lo scienziato quindi non ha attaccamento verso i modelli, e vuole sempre svilupparne di più utili. Questo è ciò che dovrebbe essere a livello teorico: la scienza è fatta dagli uomini, e ben sappiamo che tra uomini e idealità c’è (fortunatamente o sfortunatamente, dipende da come la si vuol vedere) una buona distanza.

La scienza opera con passione. Opera con sete di conoscenza e con l’obiettivo di capire sempre di più riguardo al mondo che ci circonda. Opera senza attaccamento: sa che i suoi risultati non sono permanenti e si mette in gioco per migliorare sempre maggiormente. In tutto questo ci sono tutte le evidenze di un atteggiamento straordinario.

Un abbraccio,

Mattia

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