Paperoga

Paperoga

Uno dei personaggi Disney più geniali è sicuramente Paperoga. Nelle storie presenti sul mitico Topolino, Paperoga ne combina di tutti i colori, trascinando spesso nelle sue avventure il cugino Paperino.

Business strampalati, caos generale, apparecchiature rotte: qualsiasi evento in cui Paperoga è coinvolto finisce per degenerare. I parenti sono terrorizzati dal suo arrivo, perché in concomitanza a questo iniziano avvenimenti stravolgenti (più volte Paperino si è trovato con la casa distrutta in conseguenza alle idee del cugino).

Partendo da questo curioso profilo, come è possibile definire Paperoga un maestro? Ciascuno di noi è un maestro, in qualche ambito della sua vita. Esaminando bene i comportamenti di Paperoga possiamo sicuramente trarre qualche spunto utile.

Personalmente, ammiro moltissimo Paperoga per la sua grande capacità di operare una distinzione tra i risultati delle sue azioni e la sua identità. Detto in altri termini, sebbene il papero dal cappello rosso combini frequentemente disastri, ritiene sempre di essere molto abile e ha profonda confidenza nelle proprie possibilità. È sempre pronto a immergersi in nuove avventure e a fare nuove azioni.

Molti individui, se avessero combinato nelle proprie esistenze anche solo un millesimo dei casini di Paperoga, avrebbero probabilmente sviluppato convinzioni depotenzianti sulla propria identità. «Non sono riuscito a farlo, quindi non sono capace», «Fallisco in molte cose che faccio, quindi come persona immagino di non valere un granché». Quando proiettiamo i nostri “fallimenti” sulla nostra identità, tendiamo a vederli come elementi che ci contraddistinguono. Piuttosto che vederli come vestiti, che possiamo cambiare, li vediamo come tatuaggi impressi sulla nostra pelle, ossia come un qualcosa che ci caratterizza. In questo modo, i “fallimenti” ci sembrano permanenti e pervasivi. In altri termini, tendiamo a generalizzare i nostri insuccessi a diversi istanti temporali («Non sono riuscito oggi, perché dovrei riuscire domani?») e a varie aree («Non sono riuscito in questo, non riuscirò neanche in quell’altro»).

Paperoga ci insegna delle alternative, e nelle storie in cui è presente sembra dirci: «Se non ce l’hai fatta oggi, puoi imparare nuove abilità per farcela in futuro. Hai grandi potenzialità. Quando imparerai nuove cose, potrai fare nuove azioni e ottenere risultati nuovi». Sa che i risultati che ottiene non sono un metro di giudizio utile per stimare quanto vale. Vale a prescindere, come ciascuno di noi vale a prescindere dai risultati che ottiene. Con questa consapevolezza si acquisisce una maggiore serenità, e si vedono finalmente le proprie azioni come abiti: se non sono adatti alla stagione o se non sono funzionali, basta cambiarli.

Un abbraccio,

Mattia

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