Forme linguistiche funzionali all’apprendimento

«È un argomento difficile», «Fallirò, sono una schiappa in aritmetica», «La meiosi proprio non la capisco, temo di non essere portato per la biologia».

Signori e signore, il pasto è servito. Quando ripetiamo dentro di noi frasi come queste, offriamo al nostro cervello un desolante pasto, fatto di limitazioni percepite e di vincoli ritenuti reali. Offriamo a noi stessi una prospettiva i cui protagonisti sono muri, che influenzano notevolmente le nostre convinzioni in merito a quello che siamo in grado e che non siamo in grado di fare (aspettativa di auto-efficacia).

Ebbene, nell’apprendimento la linguistica ha un ruolo fondamentale; come lo ha in tutte le altre aree della nostra vita.

Con le parole creiamo la nostra realtà. Con le parole ancoriamo stati d’animo ad esperienze vissute, e rendiamo per noi reale un’infinitesima porzione della sconfinata gamma di possibilità che tali esperienze avrebbero potuto rappresentare (se le avessimo descritte con parole diverse). Visto che le parole creano la nostra realtà neuro-semantica, è opportuno utilizzarle in modo funzionale.

Nello studio e nell’apprendimento, spesso, le parole vengono utilizzate in modo assai poco funzionale. Si sceglie di percepire i limiti invece delle possibilità. Si sceglie di focalizzarsi su quanto male si veda con i propri occhiali, invece che prendere un panno e pulirli per vedere meglio. Si opta per il «non sono portato», invece che per il «cosa posso imparare di straordinario ora?». Insomma, si opta per un pasto deludente, che continuiamo a scegliere perché ci siamo abituati e perché non abbiamo valutato nuove possibilità.

È tempo di cambiare. È tempo di concedere a noi stessi di percepire nuove meraviglie, che esistono da sempre ma che non abbiamo mai percepito, per il semplice fatto non ci siamo dati il potere di assaporarle. È tempo di possibilità.

apprendimento

Come possiamo acquisire un’ottica di possibilità nell’ambito dell’apprendimento? Ecco, ad esempio, un accorgimento utile.

Evita di usare le parole facile e difficile. Usa invece le parole compreso non ancora compreso. Quando usiamo parole come facile e difficile, introduciamo nel nostro modo di percepire lo studio un’ottica dualistica, che implica necessariamente il fatto che vi siano argomenti ardui da assimilare. Se utilizziamo invece l’altra scelta proposta, diamo per scontato il fatto che prima o poi l’argomento lo comprenderemo, e che tale assimilazione dipende da noi e dal nostro impegno.

Scegli le parole che usi. Valuta l’efficacia delle tue abitudini, e porta consapevolezza nel modo in cui comunichi a te stesso/a quando studi nuovi argomenti. Crea il tuo mondo, in un modo che ti piaccia e che sia per te fonte di gioia e di soddisfazione!

Un abbraccio,

Mattia

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