Selfie

Labbra a canotto, culi più sodi delle uova di nonna Pina (che per sicurezza le fa bollire una cinquantina di minuti), addominali grattugia-marmo e mammelle che tentano inesorabilmente di emergere dagli indumenti atti a contenerle (ammesso che vi siano indumenti atti a contenerle).

Sì, sto parlando dei selfie. Sto parlando dell’ormai noto atto di immortalare se stessi nei modi e nei contesti più disparati. Sarà una nuova moda, sarà che la tecnologia oggi consente la condivisione istantanea delle foto che facciamo. Insomma, sarà quel che sarà; personalmente, ho dei forti dubbi sulla potenziale produttività e utilità di questa pratica.

Selfie

Perché? Cosa mi fa dire questo? Ho l’impressione che spesso questa pratica metta in secondo piano l’essenziale. Ho l’impressione che questa moda anteponga la perfezione all’umanità, anteponga sterili canoni riconosciuti di bellezza all’unicità.

Devo ancora vedere un selfie fatto da una ragazza appena svegliatasi, senza trucco. Devo ancora vedere un selfie fatto da un ragazzo che esalti le sue imperfezioni. Insomma, devo ancora vedere un selfie il cui scopo sia parlare dell’umanità che ci contraddistingue, piuttosto che della perfezione di cui fingiamo di esser fatti.

Più che reale condivisione, ho l’impressione che lo scopo del selfie sia l’esaltazione e il confronto; il voler dimostrare di esserci, il voler urlare «Sono qui!», il voler inseguire anche noi quell’inesorabile perfezione che l’amica Gianna o l’amico Gino dimostrano nelle loro foto. Loro sono tanto fighi: voglio esserlo anche io!

Secondo il modesto e ignorante parere di chi scrive, lo scopo della condivisione può e deve essere il divertimento e il benessere comune, piuttosto che un confronto in cui si cerca sempre di confermarsi. Una conferma e un confronto che non avranno mai fine, perché vi saranno sempre nuovi canoni a cui aspirare e nuove persone con cui confrontarsi. Tutto questo rischia di confluire in una dinamica che, invece che incrementare il proprio livello di autostima, lo abbassa costantemente.

QUokka

Se desideriamo alimentare questa moda, che si parli di divertimento! Che si parli di imperfezione, che si parli di umanità! Che si parli di quei fattori che ci rendono unici, di tutte quelle meraviglie che arricchiscono noi e chi ci sta accanto. Che si parli di noi, che è molto più di una sterile somma algebrica di un io e un te. Che si parli del Bello! Non quello con la b minuscola, quello con la B maiuscola: quel Bello che arricchisce chiunque lo ammiri, che fa sorridere e che fa svanire qualsiasi ambizione di competizione e di “voler essere all’altezza”.

Insomma, un selfie che dimentichi la perfezione e che ricordi quello che ciascuno di noi può donare al mondo.

A presto!

Mattia

P.S. : Il presente articolo contiene la personale percezione di chi scrive, e ha come unico scopo la condivisione di un punto di vista sulla tematica dei selfie.

P.P.S. : Fare un selfie con un quokka rientra nei miei obiettivi di vita. Metto in chiaro fin da subito che in tal momento sarà mia premura fare la faccia più ignorante e stupida che sono in grado di fare.

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