Il Teorema della scala mobile

Mi immagino quel ragazzo della via Gluck, che dal piccolo paesino si trova immerso nel caos metropolitano. I bambini che giocano al pallone, per le strade, lasciano il posto a rombanti macchine guidate da autisti nervosi. Il fruttivendolo si trasforma nell’Ipermarket, in cui se cerchi bene trovi anche il dente da latte che hai perso nell’infanzia; se lo compri hai in regalo due confezioni di Plasmon Mega Action.

Questo ragazzo della via Gluck, nella metropoli, probabilmente trova anche qualcos’altro: le scale mobili.

Ecco di cosa voglio parlarti oggi.

Le scale mobili sono un mezzo tecnologico estremamente interessante. Indubbiamente questo potente strumento facilità molto la mobilità di coloro che non possono utilizzare liberamente le scale. Dunque, meno male che qualcuno le ha inventate.

D’altro canto, da analisi personali (nella stazione di Zurigo ci sono moltissime scale mobili) affermo con una certa confidenza che la maggior parte delle persone non ne ha bisogno, ma le usa comunque.

Chiamiamola pigrizia, abitudine, o come preferisci: per risparmiarsi la fatica di opporsi a qualche centinaio di Joule di energia potenziale gravitazionale, molti preferiscono farsi cullare dalla dolce risalita delle scale mobili. Insomma, invece che fare fatica con le proprie gambe, meglio affidarsi a qualcosa di esterno che ci trasporti.

Questo, secondo me, ha un impatto notevole sulla nostra percezione. Perché? La risposta è semplice: nella vita spesso non ci sono scale mobili che ti portano da A a B. Spesso, per passare da A a B, bisogna farsi quello che in gergo tecnico viene definito “il culo”. Le scale mobili dunque si fanno simbolo di una carenza di motivazione, che dal fare qualche gradino può estendersi a passi più importanti della nostra vita.

Che motivazione possiamo coltivare, se troviamo già tutto pronto? Che motivazione possiamo percepire per le sfide più grandi, se non troviamo l’energia di usare le nostre gambe invece di avvalerci di energia elettrica (in parte prodotta da risorse non rinnovabili)?

Ecco il teorema della scala mobile: i passi che compiamo in un percorso sono ciò che rendono il percorso interessante. Se qualcun altro li costruisce per noi, alla maggiore semplicità del tratto si unisce una maggiore insoddisfazione. Un’insoddisfazione legata alla minor coinvolgimento e al fatto che affidiamo all’esterno un potere unico: quello delle nostre azioni.

Impariamo nuovamente a camminare, invece che farci trasportare.

A presto,

Mattia

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