Il sottile cuore delle cose

«Quindi, per vedere, al di là dei limiti,
il sottile cuore delle cose,
liberati dei nomi,
dei concetti,
delle aspettative, delle ambizioni, delle differenze.»

[Tao te Ching, I]

In questo brano del Tao te Ching è a mio parere racchiusa una grande magia.

Si parla di percepire il sottile cuore delle cose, e il processo di percezione si basa sulla liberazione. Una liberazione da nomi, concetti, aspettative, ambizioni, differenze.

Leggevo queste parole sul treno e ho iniziato a guardarmi intorno. Quanto ho percepito, più che una tendenza alla liberazione, era una tendenza all’accumulo.

Proprio così. Accumuliamo nomi per descrivere quanto ci circonda, senza renderci conto della sostanziale limitatezza dello strumento che utilizziamo. Crediamo che il linguaggio possa rappresentare il mondo, quando in realtà si fa portavoce di una personalissima e limitatissima via di percepire l’immenso di cui siamo fatti. Parlando, condensiamo l’infinito in parole di potenziale molteplice interpretazione.

Accumuliamo concetti. Il nostro cervello, per orientarsi nella realtà, mette in atto una serie di processi che gli consentono di risparmiare una marea di energie. Non è il processo in sé ad essere sbagliato: è il darlo per scontato e confonderlo con la realtà che rischia di depistarci.

Accumuliamo aspettative. Ci creiamo una serie di criteri personali che danno il via libera al provare una serie di sensazioni. Sarò felice se, sarò più tranquillo quando. Ogni se mette la nostra felicità davanti ad un bivio: siamo così focalizzati sul navigatore da privarci della libertà di gioire dell’intero panorama.

Accumuliamo ambizioni. Mai come in questo periodo storico è andato di moda il concetto di “far carriera”. Vogliamo eccellere, spesso a spese degli altri e dell’ambiente. La cooperazione spesso lascia posto alla competizione, e il dialogo si trasforma in scontro. Perché? Semplicemente perché noi, esseri umani, a volte fingiamo di avere le idee perfettamente chiare su quello che vogliamo. Ci accontentiamo di delineare una strada e seguirla, senza ammettere la possibilità che possano essercene molte altre addirittura più allineate a noi, ma che ancora non percepiamo per il semplice fatto che la nostra conoscenza è finita e limitata. A volte, osiamo addirittura fingerci non ignoranti.

Accumuliamo differenze. Invece che fare leva sulla comune natura umana e sulle meraviglie che permeano questo globo, guardiamo quello che ci distingue e lottiamo contro il diverso. Invece che utilizzare quello che è diverso da noi per arricchirci, lo utilizziamo come pretesto per urlare a voce più alta quello in cui crediamo.

La semplicità di queste parole del Tao te Ching è stupenda. Allo stesso tempo, mi rendo conto che il praticarle può essere il viaggio di una vita. Un viaggio che, con alta probabilità, merita di essere compiuto.

Un abbraccio,

Mattia

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