Vivere i pensieri come pensieri

Cogito, ergo sum. L’imperativo cartesiano si pone come base del mondo moderno, in cui la razionalità e il pensiero logico si ergono a paladini della conoscenza scientifica e della rivoluzione tecnologica degli ultimi decenni.

Col pensiero abbiamo fatto molto. Siamo andati sulla Luna, abbiamo costruito grattacieli e abbiamo ideato concetti che, seppur esistendo nella sola immaginazione comune, guidano la società e i nostri comportamenti. L’evoluzione dell’uomo è indubbiamente connessa alla possibilità di usare il pensiero come forza creativa e propulsiva.

Eppure, possiamo anche vedere come il pensiero e i concetti abbiano creato guerre, sfruttamento e povertà. La stessa forza che dà nome agli arcobaleni può anche far sentire una persona stupida e incompresa; solo che gli arcobaleni sono belli anche senza nome, mentre una persona non si sentirebbe stupida senza le parole che la definiscono tale.

In generale, mi sembra sempre di più di capire come i pensieri siano solamente pensieri. Sono strumenti che è bene che vengano utilizzati, senza attaccamento, per scopi più profondi che portino alla comprensione e al benessere di tutti noi.

I pensieri e la vita emotiva che sottendono sono complessi. Le regole del gioco sono un mix di influssi genetici, esperienza e (soprattutto) interpretazione dell’esperienza. Chi desidera averne il controllo ne risulta spesso invece controllato. Il termine chiave, in questo ambito, è probabilmente accettazione e indirizzamento verso valori che è utile perseguire.

Dietro l’illusoria percezione del sè, possiamo notare come siamo tutti uno. Amare gli altri come se stessi. Questo termine comparativo ci mette tutti allo stesso piano. Le mie sofferenze non sono più importanti delle tue, né le mie gioie più significative delle tue. Semplicemente, insieme possiamo essere doppiamente felici e possiamo aiutarci nei momenti di difficoltà. L’unione fa la forza, se vissuta con compassione.

Che tutti noi possiamo usare il pensiero, anziché lasciare che esso ci influenzi improduttivamente.

Un abbraccio,

Mattia

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