Gli occhi della gente

Due amici siedono su una panchina in riva al lago. Mentre gli occhi seguono la barca che sempre più si allontana, il rumore delle onde richiama alla memoria giornate in spiaggia e risa di bambini.

Chi siano questi due amici non interessa, come non interessa la loro età, il colore della loro pelle o altre informazioni di qualsivoglia natura. Son due esseri umani e questo basta.

Mentre il Sole irradia la loro pelle e trasmette loro brividi di calore, uno dei due amici inizia a parlare: «Cosa ti affascina di più del mondo?».

L’altro continua a guardare la barca, che oramai è un puntino nell’orizzonte, e con fermezza risponde: «Gli occhi della gente».

«Come gli occhi della gente? Cos’hanno di così speciale?».

«Sai, lì è racchiuso tutto. Dagli occhi si può capire molto della vita di una persona. Sono fermamente convinto che la felicità risieda assai più negli occhi che nel sorriso. Dal marrone chiaro all’azzurro, dal verde foresta al blu oceano, ogni colore trasmette emozioni e riflette il mondo interiore della persona. Dagli occhi si possono vedere le ferite che hanno fatto tentennare, i sogni da rincorrere, i tramonti che hanno fatto stupire e le albe da inseguire. Si possono vedere le ombre di una delusione e i riflessi di un amore che ogni giorno scalda il cuore.

Negli occhi si celano rimpianti, desideri, futuri da immaginare e passati con cui riconciliarsi. Si celano malinconie nascoste da sorrisi poco convinti, paure, silenzi, affetto e la consapevolezza che nel nostro comune cammino umano ognuno si muove al meglio delle possibilità che percepisce.

Guardando negli occhi un’altra persona si crea un legame che va oltre le parole. Si entra nel mondo dell’altro, si condividono rosee aspettative e tetri timori, si coltivano vicinanza e comprensione. Alla fine si scopre che tutti siamo uno, che siamo fatti delle stesse molecole e che tutti insieme aspiriamo alla felicità e al volerci sentire amati in questo mondo. Guardandoci negli occhi, ci sentiamo vicini.»

I due amici si guardarono e da lì le parole divennero superflue.

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