Le tre porte della paura

Monastero, ore sei del mattino.

Si è appena conclusa la meditazione e il maestro si avvicina a Tao, uno dei praticanti più avanzati ed esperti.

«Tao, è tempo per te di affrontare le tre porte della paura.»

«Ne ho sentito parlare maestro, ma nessuno ha mai voluto rivelarmi di più. Sento curiosità.»

I due camminano con calma nel giardino del monastero, fino a raggiungere un altro edificio. Invece che usare la porta principale, avanzano fino al lato e si fermano in prossimità di una piccola entrata.

«Che porta piccola, maestro. Tutti noi abbiamo paura di qualcosa, e di conseguenza mi aspettavo una porta grande, che simboleggiasse il ruolo che questa nostra emozione a volte assume.»

«Capisco, Tao. Sai invece perché la porta è piccola? Perché tanti la guardano ma in pochi osano avventurarsi dentro. È più facile fuggire dalla paura piuttosto che affrontarla. Come disse un saggio uomo, ognuno di noi porta le cicatrici di tutte le battaglie che ha evitato.»

I due entrarono nella prima porta. Alla vista di Tao appare una stanza buia e tetra.

«Sento timore, maestro.»

«È normale Tao. È per il semplice fatto che non hai mai visitato questa stanza prima. Vai, accendi qualche luce e guarda meglio la tua paura. Noterai poi che la stanza diventerà più accogliente, per il semplice fatto che avrai preso consapevolezza del suo contenuto.»

Tao prese una torcia e accese le luci alle pareti. Pian piano la stanza inizio ad essere più accogliente e più calda.

«Hai ragione maestro, adesso ho guardato la mia paura e ne ho preso coscienza.»

«Sei quindi pronto a procedere attraverso la seconda porta, che ti condurrà in un’altra stanza.»

Quest’altra parte dell’edificio appare diversa. Più piccola, più amichevole, con un tappeto e un cuscino al centro.

«Maestro, questo tappeto e questo cuscino mi ricordano ciò che solitamente usiamo per la meditazione. Perché sono in questa stanza?»

«Tao, è momento che ti siedi e che lasci che la tua paura ti parli. Cercherà di evocare vecchie ferite e di far leva sui tuoi rancori, rimpianti e rimorsi. Lasciala fare e ascolta. Quando si ferma, spronala a continuare a parlare. Falle raccontare i dettagli dei suoi piani, fino a quando ti sono chiari. In tutto questo, lascia semplicemente fluire le emozioni e i pensieri: prendi consapevolezza di quanto accade dentro di te senza far null’altro. Amati e dona a te stesso compassione, mentre fai questo esercizio di ascolto.»

Tao si siede e ascolta la sua paura. La paura gli parla, cerca di scuoterlo, ma lui rimane fermo e ascolta quanto ha da dirgli. Ascolta come sarebbe la sua vita se le sue paure si verificassero, e lascia scorrere le sensazioni e le emozioni che prova, con curiosità e accettazione. Quando la paura si ferma, Tao le chiede di riprendere.

«Maestro, ho fatto quanto mi hai detto. Certo, a volte ho sentito timore, ma ho lasciato scorrere le emozioni.»

«Tao, sei pronto per attraversare la terza porta.»

La terza porta non conduceva ad alcuna altra stanza, ma semplicemente all’esterno dell’edificio, nel grande prato del monastero.

«Come, maestro? Mi aspettavo un’altra stanza!»

«Tao, hai guardato la tua paura in faccia e l’hai ascoltata. Lei ti ha consegnato il suo messaggio, e ha parlato così tanto che non ha la forza di seguirti fuori dall’edificio.»

Questa storia trae ispirazione da un capitolo de «Il manuale del Guerriero della Luce», di Paulo Coelho. Tutti noi abbiamo paura di qualcosa. Affinché la paura non sia una forza frenante ma uno stimolo, è bene che a volte ci fermiamo e ascoltiamo le nostre paure, in modo da scegliere al meglio come affrontare una determinata situazione. In questo modo la paura si trasforma in consigliera.

Un abbraccio,

Mattia

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