Il castello di sabbia

Telefonate, Skype calls, meeting, viaggi. Quattro elementi che possono ben descrivere la vita del protagonista di questa storia. Chi è? Un essere umano, come tanti altri. Se si volesse entrare nei dettagli della sua professione, si potrebbe rispondere con una parola: manager.

Nella routine della vita quotidiana capita a volte di perdere consapevolezza su quello che è importante per sé. Questo è proprio ciò che è capitato al nostro amico, che ha deciso di prendersi una settimana di vacanza per rilassarsi e per ricaricare le batteria. Niente telefono, niente computer; solo spiaggia, sole, mare, aria fresca e buon cibo.

Siamo già al quarto giorno di vacanza, quando il manager nota un bambino che costruisce un castello di sabbia sulla riva del mare. Emergono ricordi, sensazioni, mondi interni che riportano al passato e che fanno diventare il passato presente. Momenti di gioia, in cui cammina con suo padre e sente le varie forme delle conchiglie sotto i piedi. Momenti in cui il mare lo accarezza, lasciandogli in bocca il sapore del sale e sulla pelle una sensazione di freschezza. Momenti di spensieratezza che da tempo non provava e che, nel rivivere, gli ricordano la meraviglia della vita.

«Cosa costruisci, piccolo?», chiede il manager al bambino.

«Costruisco un castello di sabbia! Vedi, qui voglio fare le torri per difenderlo dall’attacco dei granchi e qui un portone per impedire alle lumachine di entrare!»

«Che bello!» disse l’altro bambino (quello cresciuto), in un mix di gioia e di tristezza. Gioia per la meraviglia dell’inventiva umana, così accentuata nell’infanzia e così imprigionata a volte nell’età adulta. Tristezza per la consapevolezza che, di notte, sarebbe venuta l’alta marea e avrebbe portato via il castello del piccolo.

Come se gli avesse letto nel pensiero, il bambino dice: «So che tra un po’ verranno le onde e attaccheranno il castello. Non posso costruire nessuna torre per difenderlo e nessuna porta per contenerle. Però, fino a quando le onde verranno, il castello sarà qui e si ergerà nel Sole. Sarà il più bel castello di tutta la spiaggia!».

Terminato il castello, il bambino corre via e il manager rimane lì. Pensa al suo, di castello. Quello interiore. Pensa alle torri che aveva costruito, in cemento, per difendersi dalla paura e dalla tristezza. Pensa al portone che aveva forgiato, in legno e ferro, affinché non lasciasse entrare quei messaggeri che a volte la vita invia e che lui ha preferito non ascoltare. Pensa a tutto l’impegno che ha messo nel proteggersi, invece che splendere dinanzi al Sole fino a quando le onde sarebbero arrivate.

Emerso dai suoi pensieri, guarda il mare, questa volta con gli occhi di un bambino. Riscopre i suoi sogni, riaccarezza i suoi desideri e rivive l’amore, per se stesso e per gli altri.

Si alza con energia; la sente fluire dentro di sé, con una nuova consapevolezza: invece che usarla per difendersi, può usarla per creare risorse che ogni giorno rendano il mondo un posto migliore.

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