Buio e Luce – Una nuova domanda

Umberto siede sul suo balcone, tra le erbe aromatiche che qualche settimana prima aveva piantato. Un buon bicchiere di succo di frutta, un libro interessante: ecco l’essenza della sua quarantena. Il giradischi, intanto, riproduce un’opera lirica scritta secoli fa ma comunque molto moderna.

L’anziano uomo si alza, consapevole che l’amico Gianni lo aspetta al bar. Stava prendendo gusto nel fare quelle conversazioni, e non vede l’ora di proseguire.

Il barista siede dietro al bancone, con lo sguardo perso nel vuoto. Gli effetti della quarantena, dei giorni di solitudine, del mancato contatto umano stavano iniziando a farsi sentire. Tira un sospiro di sollievo nel vedere entrare Umberto.

«Prof, mi sei mancato.»

«Vuoi che ti batta ancora a briscola?»

«No. no. per l’amor del cielo. Proseguiamo con i nostri discorsi. Ieri hai detto che avremmo parlato delle sfide della società e di come affrontarle.»

«Gianni, da cosa è composta una società?»

«Beh, da tutti noi: dagli individui che la formano. Insieme facciamo parte di un sistema strutturale e legislativo che faccia funzionare il nostro vivere insieme.»

«Bravo. Mi sembra di dedurre, dal tuo discorso, che il fine della società sia quello di creare una struttura; sentieri in cui possiamo muoverci, esprimerci e sentirci assistiti nel bisogno.»

«Sì, esatto: ho proprio in mente qualcosa del genere.»

«Allo stesso tempo, hai detto che una società è composta da individui. Tutti noi siamo diversi, abbiamo la nostra storia personale; eppure, allo stesso tempo, siamo tutti meravigliosamente umani. I nostri bisogni hanno le stesse radici. Dunque, il primo tassello di un cambiamento societario si basa sul cammino interiore degli individui che la formano. Non possiamo aspettare che sia la società a cambiare: siamo noi la forza che agisce nell’operare tale cambiamento.»

«Cosa intendi, Umberto?»

«Intendo che, per quanto una società non sia perfetta, ci sono piccole azioni quotidiane che possono generare grandi mutamenti. Abbiamo visto negli scorsi giorni la differenza tra avere ed essere; ebbene, non è necessario un cambiamento societario per iniziare a cambiare paradigma. Una volta che gli individui di una società iniziano, in numero via via maggiore, ad operare secondo l’essere, ecco che il cambiamento avviene spontaneo. Quello che sto suggerendo, Gianni, è che penso sia bene riformulare la domanda.»

«Quale domanda? Intendi quali mutamenti è bene che avvengano nella società?»

«Esatto. Invece che indagare come debba cambiare la società, è bene chiederci che cammino possono compiere gli individui che la formano, cosicché il loro percorso individuale e collettivo confluisca nella generazione spontanea di una nuova struttura.»

«Umberto, abbiamo già visto negli scorsi giorni cosa rende l’uomo gioioso. Non affrontiamo ora lo stesso tema?»

«È l’esperienza vissuta, non la teoria, a creare nuove consapevolezze. Abbiamo definito delle linee guida: ora vedremo come applicare tutti questi concetti nella quotidianità. Lo faremo nel seguente modo: analizzeremo dove siamo adesso, come possiamo diventare e che percorso può condurci all’espressione delle nostre potenzialità.»

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