Buio e Luce – Il ritorno di Umberto

Gianni sta spazzando il pavimento, dopo la lunga giornata lavorativa. In questo ultimo mese ne sono cambiate di cose: la fine della quarantena, la ripresa della sua attività da barista, la possibilità di muoversi nuovamente. Il cuore di Gianni si sente colmo di gioia, quando vede i suoi clienti entrare timidi con la mascherina, abbassarsela momentaneamente per bere un caffè e uscire con un sorriso. Sì, la mascherina copre la metà inferiore del viso: come può sapere Gianni se sorridono o no? Semplice: guardando i loro occhi.

In questo turbinio di pensieri, il barista sente la porta sul retro scricchiolare ed aprirsi. Appare Umberto, sorridente a sua volta. Rimane fermo all’ingresso, e chiede: «Sono un po’ in ritardo… possa entrare?».

«Umberto! Mi avevi detto che avresti preso una pausa di una settimana, ed è passato più di un mese! Certo, qua le attività sono riprese gradualmente e ho avuto da fare. Ma spesso ho pensato a te e mi sono sentito preoccupato.»

«Hai ragione Gianni, sono sparito più tempo di quanto avessi annunciato. Sai, nella settimana di introspezione mi sono venute delle idee significative per la mia professione, quella di fisico. Sono in pensione, ma al mio cervello piace ancora pensare: ho sentito il dovere e il piacere di seguire queste linee di pensiero, per approdare ad una maggiore comprensione del mondo.»

«Va bene, Umberto, stai sereno. Come ti ho detto, il bar ha riaperto e ora sono nuovamente pieno di clienti! Ho molto da fare, ma sono anche molto curioso di continuare il nostro discorso.»

«Giusto. Oggi sono di corsa e non posso fermarmi a lungo. Eppure, sono anche io molto motivato a proseguire la nostra analisi, su cosa possiamo imparare dalla crisi che abbiamo affrontato. Tornerò altre cinque volte, Gianni. Tutti i nostri primi incontri sono stati prettamente teorici: penso sia giunto il tempo di concentrarci sulla pratica. Cosa possiamo fare, concretamente, per implementare le importanti considerazioni che abbiamo sviluppato? Vorrei condividere con te degli strumenti concreti.»

«Quando tornerai quindi, Umberto? Non avrai intenzione di sparire per un altro mese!»

Il vecchio docente sorride. «No. Non so ancora quando verrò. Non tutti i giorni, come prima. Neanche una volta al mese. Semplicemente, mentre spazzerai il pavimento, sentirai la porta sul retro aprirsi, e saprai chi è.»

Gianni, nonostante la giornata lavorativa sia finita, accende nuovamente la macchina del caffé, per offrirne uno al suo caro amico.

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