L’isola che non c’è

Peter Pan era solito svolazzare verso l’isola che non c’è: magico mondo incantato, terra di buoni e cattivi, eroi e mostri.

Anche noi, ogni giorno, viviamo sull’isola che non c’é: quella del nostro Ego. Una nebbia fitta di pensieri, convinzioni, idee, sensazioni, che nella sua inesistenza dà parvenza di realtà e concretezza. Mi sembra sempre più di notare, quanto il più grande ostacolo al cambiamento sia l’attaccamento a quello che pensiamo di essere. Il vasto ignoto, per quanto spazioso e potenzialmente conducibile a bellezze, tramonti e sogni fatati, a volte sembra troppo; preferiamo rintanarci in quel noto che è statico, ma tiepido e sicuro.

Ci costruiamo così la nostra fortezza, cinta dai muri delle nostre convinzioni e delle delusioni non abbracciate, e in tal podere ci sentiamo isole e non arcipelaghi, individui e non comunità. Il «noi», che è la base della vita, si trasforma in «io». Ed ecco che approdiamo anche noi all’isola che non c’è: quella del percepire noi stessi come un qualcosa di compiuto e determinato. Quanto più potremmo sperimentare e gioire, se invece che alzare barricate gettassimo ponti, che permettano di raggiungerci e di mettere in discussione chi pensiamo di essere? Quanto più ricca sarebbe la nostra esistenza, se ci rendessimo conto che il motivo principale per investire su noi stessi e metterci in discussione, è il donare a un qualcosa che ci trascende e che ci fa sentire parte del tutto?

Siamo isole, ognuna con le proprie palme e conchiglie che la contraddistinguono, ma insieme formiamo l’arcipelago del mondo. Ogni isola si nutre dello stesso Sole, e la sua sabbia si arricchisce di quella donata dal vento, proveniente dalle isole confinanti. Gli uccelli che posano uova migrano da altre parti del mondo, portando reminiscenze di terre lontane e profumi di oceani distanti. Il mare che ci bagna è lo stesso, come simili sono le tempeste che ci affliggono.

Tra tutte le illusioni, quella più persistente e difficile da scalfire è la percezione di essere isole, e non arcipelaghi.

Un abbraccio,

Mattia

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