Buio e Luce – La tristezza

«Brook, io sono il cugino di tua sorella. Questo potrebbe far pensare che io sia anche tuo cugino, ma in realtà sono tuo zio!» [Conversazione in una generica puntata di Beautiful]

Umberto guarda perplesso il televisore, per poi premere con decisione il tasto di spegnimento. «Gianni, da quanti anni è che vanno avanti con questa serie?»

«Secondo alcuni archeologi anche i dinosauri potrebbero aver visto qualche puntata.»

I due amici ridono, poi Gianni riprende: «Dunque, abbiamo parlato di giudizio verso gli altri, giudizio verso se stessi e paura. Che tema affrontiamo oggi?»

«Vecchio barista, oggi mi piacerebbe affrontare il tema della tristezza.»

«Oh sì: penso che sia un’emozione abbastanza diffusa nella società attuale.»

«Credo che tu abbia ragione, Gianni. Ad essere pienamente onesti con noi stessi, penso che tutti noi a volte sperimentiamo questa emozione: è un ospite che viene a trovarci alla nostra porta, e penso che sia bene lasciare che lo faccia.»

«Intendi che è opportuno lasciar che la tristezza venga?»

«Sì, penso che sia bene accoglierla, quando viene. Nei primi giorni abbiamo parlato del tema della gioia, e abbiamo visto che tale condizione non corrisponde all’assenza di tristezza o di altre emozioni che possono essere sfidanti. La gioia nasce dall’abbracciare il nostro mondo emotivo, con la consapevolezza che tutti gli ingredienti sono necessari.»

«Dunque, Umberto, cosa possiamo fare quando la tristezza viene a trovarci?»

«La tristezza è un ospite speciale. A volte passa per un saluto, e poi se ne va. Vuole solo accertarsi che, quando viviamo qualche sfida, possiamo comunicarlo agli altri, cosicché possano aiutarci. In altri momenti, invece, sta un po’ di tempo nella casa del nostro essere. Penso che, in tal contesto, sia bene ricordare due elementi.»

«Quali?»

«Il primo elemento da ricordare è che la tristezza è un ospite. Immagina che venga a trovarti un tuo lontano cugino, e che stia un paio di settimane a casa tua. Immagino che, a casa, tu abbia i tuoi ritmi e le tue abitudini; sarebbe giusto se tuo cugino arrivasse e le stravolgesse tutte?»

«No, visto che è ospite, penso sia bene che mostri un minimo di adattamento.»

«Ecco, Gianni: pensiamo a cosa succede quando la tristezza viene a trovarci e vuole passare qualche giorno con noi. La presenza di tristezza solitamente abbassa il nostro livello di attività: ci fa chiudere maggiormente in noi stessi. Questo, se si ripete per vari giorni di fila, può ridurre il nostro slancio vitale.»

«Cosa possiamo fare, quindi?»

«Ricordare, appunto, che la tristezza è un ospite. La accogliamo, sediamo con lei per ascoltare i suoi messaggi e quanto ha da dirci. Allo stesso tempo, ci prendiamo carico di mantenere le abitudini che coltivino la nostra vitalità.»

«E qual è il secondo punto, Umberto?»

«Il secondo punto è ricordare che la tristezza ha un’intenzione positiva. Quando viene a trovarci tende ad imporre i suoi ritmi, e abbiamo visto che è bene invece mantenere il nostro slancio vitale. Allo stesso tempo, è bene che tale prezioso ospite venga riconosciuto ed ascoltato. Passiamo con lei del tempo, per sentire cosa vuole comunicarci. Una volta che il messaggio ci è stato trasferito, sarà lei stessa a ringraziare per l’ospitalità e a salutarci.»

«Mi sembra quindi una questione di equilibrio: passare il giusto tempo con il nostro ospite, comprenderlo a pieno, e nel frattempo andare avanti con le attività di tutti i giorni.»

«Esatto, Gianni. Ci sono due precisazioni che vorrei fare.»

«Sentiamo.»

«La prima riguarda l’interconnessione tra paura, tristezza, giudizio e alcuni concetti che abbiamo visto nei primi dieci giorni: alienazione, avere e focus sul risultato. Vedremo però queste interconnessioni domani.»

«E qual è la seconda precisazione?»

«Gianni, questa è più una confessione: anche io ogni tanto guardo qualche puntata di Beautiful!»

I due amici ridono; un suono che fa bene al mondo, ai tempi del coronavirus.

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