Buio e Luce – Capitalismo e consumismo

Gianni, approfittando della chiusura forzata, sta pulendo a fondo il suo locale. Quando la gente va e viene ci sono così tante cose da fare: ora, che la situazione è più tranquilla, c’è l’occasione di far risplendere il bar.

La porta sul retro si apre ed entra Umberto, con il suo inseparabile bastone. Un passo dopo l’altro, l’anziano docente giunge ad una sedia e si abbandona su di essa. «Vecchio barista, oggi parliamo di capitalismo e consumismo.»

Gianni risponde: «Mi sembra che un po’ ne abbiamo già parlato ieri. L’uomo è bombardato da messaggi pubblicitari, che lo stimolano a porre il suo focus al di fuori di sé. Non è questa una conseguenza della spinta consumistica della società?»

«Sì. Allo stesso tempo, ritengo che la questione sia molto più ampia. Sai, è in gioco l’equilibrio del nostro globo.»

«Ti riferisci al cambiamento climatico?»

«Anche, ma non solo. Facciamo un esperimento. Immaginiamo due alieni di un lontano pianeta, inviati sulla Terra per fare un report. Il sovrano del lontano pianeta ha sentito parlare del nostro mondo e vuole saperne qualcosa di più. I due alieni sono dunque incaricati di volare in giro con la loro navicella spaziale e riportare quello che osservano.»

«Va bene, ci sto!»

«Il comandante della nave decide di volare sopra l’Europa. Vede una situazione molto eterogenea: nazioni piuttosto ricche, con persone mediamente benestanti, e altre nazioni più povere, dove molti faticano ad arrivare alla fine del mese. Le risorse sono distribuite in modo molto eterogeneo. Vedono lo stesso sorvolando America del Nord e qualche stato asiatico. I due alieni pensano di aver capito qualcosa sul concetto di povertà, quando la navicella cambia rotta e sorvola il continente africano. Quello che vedono li stravolge: persone straordinarie, paesaggi incredibili, immersi in una desolante carenza. Molta gente muore, per fame e sete. Dall’altra parte del mondo, invece, molta gente muore perché mangia troppo e male. I sistemi sanitari sono insufficienti, patologie che in nazioni più ricche sono debellate qua ancora causano morte e miseria. I due alieni sono molto sorpresi dall’essere umano, e cambiano il loro focus: ora guardano la natura.»

«Cosa vedono?»

«Vedono foreste che bruciano, animali estirpati dal loro habitat, barriere coralline che si sbiancano. Vedono molte cose, tranne una cosa che ritengono essenziale: l’equilibrio. I due alieni volano indietro verso il loro pianeta. Consigliano al sovrano di partire presto per vedere la Terra, prima che la forza dominatrice dell’uomo perturbi tutto in modo irreversibile (ammesso che non lo abbia già fatto).»

«Non sembra un bello scenario.»

«Gianni, l’essere umano ha un grande potere di adattamento. Tendiamo a non notare più quello a cui siamo esposti abitualmente: il nostro cervello lo caratterizza come standard, e passiamo oltre. Eppure, quello che può essere uno standard cognitivo, spesso non regge la luce di giustizia e fratellanza. In un mondo che ha risorse per tutti, per quanto la povertà sia una realtà storica, non è accettabile che sia anche una realtà futura. Non è accettabile che, in un mondo in cui tutti potrebbero avere abbastanza, alcuni abbiano troppo e altri troppo poco. Non è accettabile che, in un mondo in cui tutti potrebbero essere sufficientemente nutriti, alcuni muoiano di fame e alcuni muoiano perché mangiano cibi che non gli fanno bene.»

«Umberto, se non è accettabile, perché continua ad accadere?»

Il vecchio docente si alza e il suo sguardo si fa molto serio. «Accade perché ci facciamo guidare da valori non nostri, ma propugnatici dalla società. Mi piace credere che noi tutti, nel nostro profondo, siamo buoni, amorevoli e compassionevoli. Certo, abbiamo anche i semi della rivalità, del contrasto, dell’odio: tendenze societarie che li innaffiano troppo tendono a farci dimenticare della nostra innata indole amorevole. Gianni, abbiamo tutti un paio di occhiali non nostri.»

«Cosa intendi?»

«Siamo cresciuti sentendo parlare di successo, soldi, potere. Abbiamo nella nostra mappa cognitiva parole che non ci siamo dati la libertà di ridefinire e che, ogni giorno, colorano la nostra visione della realtà in modi di cui non siamo neanche consapevoli. Gianni, è giunto il momento di toglierci questi fottuti occhiali!».

La voce di Umberto si era alzata, e mentre parlava picchiava il bastone per terra. Il vecchio barista cerca di calmarlo:

«Umberto, capisco quanto questo possa essere frustrante. Eppure, non ti ho mai visto così pieno di rancore.»

Il vecchio docente si siede. «Gianni, non è rancore. È lo slancio vitale che vuole vedere che i miei fratelli condividano il mio benessere e le mie possibilità. Non voglio giudicare, per quanto a volte mi riesca difficile riuscire a non farlo. Allo stesso tempo, penso che quello di cui abbiamo bisogno non sia stare tranquilli, ma guardare la situazione con oggettività e intervenire in modo efficace affinché i veri valori umani guidino il nostro corso, e scalzino dal trono i falsi idoli che ci hanno insegnato ad adorare.»

I due amici guardano fuori dal locale. Buio e luce guidano il mondo: come possono imparare a danzare insieme?

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