Buio e Luce – L’indebolimento dello spirito

«Gianni, quali sono le mete dell’uomo moderno?»

Il barista sta sfogliando il suo vecchio album; le foto di famiglia, il sorriso di sua madre, così limpido prima che quel male la colpisse e lo spegnesse gradualmente nel tempo. Triste e malinconico, risponde: «Non lo so, Umberto. Quali possono essere le mete in un mondo in cui ci sono malattie, povertà, ingiustizie? Quando guardo una farfalla volare, mi piace pensare che non abbia scopi. Mi piace credere che vola per un semplice fatto: volare la aiuta ad esprimere la sua bellezza.»

Umberto guarda pensieroso il muro ed annuisce. «Hai ragione, cambiamo termine; non parliamo più di mete, ma di percorsi. Gianni, tutte le più grandi religioni ci hanno parlato di percorsi, non di punti di arrivo. Per quanto ogni religione abbia la sua unicità e il suo contesto storico, mi impressiona notare come tutti i messaggi ruotino intorno ai concetti di amore, compassione, fratellanza. Ebbene, queste non sono mete, ma qualità che possiamo gradualmente coltivare nelle nostre vite. Dunque, quali sono i percorsi dell’uomo moderno?»

«Vedo spesso cammini caotici, che seguono la bussola dell’ego e dei suoi capricci. Vedo ostentazione di nobili valori, che celano obiettivi materiali ed economici. Non vedo, in modo così marcato, quei concetti spirituali di cui hai parlato prima.»

«È proprio questo il terzo punto che ho accennato qualche giorno fa: l’indebolimento spirituale. Per entrare più nel dettaglio in questo tema, vorrei parlarti di un concetto che ho letto nel bellissimo libro “Il coraggio di essere liberi”, di Vito Mancuso: quello di libertà-per

«In cosa consiste?»

«Il movimento di liberazione dell’uomo ha diverse fasi. In una prima fase della nostra vita, seguiamo gli insegnamenti che abbiamo ascoltato. Eppure, alcuni di questi possono stridere con la voce del nostro ego: ecco che, per autoaffermarci, desideriamo liberarci da ciò che percepiamo come vincolo, per pensare a noi stessi. Questo movimento consiste nella libertà-da

«Dunque, è una sorta di movimento di ribellione verso le restrizioni?»

«Esatto. In questo modo pensiamo di essere veramente liberi di seguire la nostra rotta. Eppure, secondo Mancuso, c’è una libertà che trascende questo stato.»

«Quale?»

«Per l’appunto, la libertà-per. Quando pensiamo a noi stessi, in fondo siamo schiavi dei moti del nostro ego e dei capricci dei nostri desideri. Che libertà c’è nel seguire quello che si vuole, se il desiderio stesso ha una base volubile e fluttuante? La vera libertà consiste nel trovare un ideale, una luce, che ci guidi nella quotidianità. In questo modo la nostra azione è spontaneamente libera: segue un’orientazione ma lo fa per scelta, nella consapevolezza che c’è qualcosa più grande di noi. È in questa condizione che possiamo pensare noi stessi.»

«Non capisco: qual è la differenza tra pensare a noi stessi e pensare noi stessi

«Nel primo caso stiamo ancora seguendo la libertà-da: lasciamo che il nostro ego ci guidi e trovi la sua strada tra desideri fluttuanti. Nel secondo caso, siamo creatori: subordinando il nostro ego ad una luce più ampia, siamo in grado di ri-definirlo e ri-orientarlo. Ci sentiamo parte di un qualcosa di più grande e interconnesso: questa è la dimensione spirituale.»

«Umberto, com’è dunque lo stato della società attuale rispetto a libertà-da e libertà-per?»

«È nella risposta a questa domanda che risiede il concetto di indebolimento spirituale. Per secoli le religioni hanno dato all’uomo dei sentieri per andare oltre se stesso. La sua vita era subordinata ad un qualcosa di più grande, che dava significato e sapore. Ora sembra che sia l’uomo ad essere tornato il fine delle proprie azioni: in questa circostanza, i capricci dell’ego fanno sentire la propria voce in modo più forte. Per trovare la luce di cui stiamo parlando, è bene che l’uomo guardi dento se stesso, ma al di là dell’ego: più in profondità, dove a volte c’è buio ma potrà anche esserci luce.»

«Sono concetti complessi.»

«Abbiamo ancora tanti giorni per parlarne, caro amico. Da domani parleremo di cosa la società può essere e diventare.»

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